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Lavoro

RIFORMA PA/ Quanta meritocrazia c’è nel ddl Madia?

Il disegno di legge delega per la riforma della Pubblica amministrazione verrà esaminato dal Parlamento dopo l’estate. Non dovrà però rinunciare a elementi di meritocrazia

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L’articolo 10 del disegno di legge delega Madia sulla dirigenza pubblica, almeno per quanto riguarda le bozze in circolazione, sembra andare nella giusta direzione verso l’introduzione di forme di meritocrazia all’interno della Pubblica amministrazione e consentire una modernizzazione della dirigenza pubblica, anche aprendo a una maggiore “osmosi” con il mercato del lavoro “privato”. Tra i punti maggiormente qualificanti, è apprezzabile l’istituzione di una commissione per la dirigenza pubblica, focalizzata sulla selezione e valutazione dei dirigenti, che dovrà rispettare alcuni criteri d’indipendenza, in modo da garantire autonomia da politica e sindacati.

A questo proposito il Forum della Meritocrazia auspica che i decreti attuativi che dovranno stabilire le funzioni e i sistemi di valutazione adottati dalla commissione siano tesi a incrementare effettivamente il tasso di merito. È evidente che per avere una commissione efficiente molto dipenderà da chi ne andrà a far parte: in questo senso sarebbe opportuno coinvolgere figure professionali che di mestiere si occupano di selezione e di attrazione di talenti, gli head hunter delle maggiori agenzie e i responsabili human resources e manager delle principali aziende operanti in Italia (rivolgendosi prevalentemente ai privati), insomma non solo professori universitari e dirigenti pubblici.

Sarebbe poi opportuno prevedere una qualche forma di riconoscimento dell’impegno dei commissari, sottoforma di un onorario fisso annuale, una volta verificate eventuali incompatibilità dei membri. Tale commissione dovrà essere organo di ultima istanza nella verifica dell’effettiva adozione e utilizzo da parte degli enti pubblici di sistemi di valutazione dei dirigenti e operare con massima trasparenza e apertura. Il suo giudizio non potrà essere discusso da organi di diritto amministrativo (Corte dei Conti e Tar), avendo massima autorità, competenza sul tema e indipendenza di giudizio. In questo modo si eviteranno contestazioni che hanno spesso il cattivo effetto di impedire la veloce definizione delle controversie.

Il Forum della Meritocrazia ravvisa anche alcune criticità nelle modalità di selezione per quanto riguarda l’accesso alla dirigenza. L’ipotesi di corso-concorso o di solo concorso, seppur lodevole, in quanto basata su criteri ispirati alle best practices internazionali, può rivelarsi non ottimale. Innanzitutto non è chiaro se la formazione prevista per i primi 4 anni sia gratuita (cioè se i dirigenti dovranno prestare gratuitamente il servizio), ma la questione più importante è che l’esame sembrerebbe essere un sistema di valutazione superato, meglio sarebbe accedere alla dirigenza sulla base di una valutazione meritocratica dei risultati ottenuti a livello personale, di ente/azienda o in base alla considerazione delle referenze di colleghi, clienti e fornitori.