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RIFORMA PA/ Così i giovani possono "riattivare" lo Stato

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Questo provvedimento, convertito in legge, rappresenta un passo avanti nella giusta direzione per ridisegnare l’assetto complessivo dell’amministrazione pubblica, ma rappresenta solo il primo passo all’interno di un disegno più organico da parte del Governo che ha presentato al Parlamento un Ddl che appronta una vera e propria riforma della Pubblica amministrazione, e che ha iniziato recentemente il proprio iter legislativo al Senato e che traccia una road map per ridefinire il profilo dell’azione amministrativa, rendendola più efficiente, trasparente, ed efficace.

 

Il decreto sarà capace di far risparmiare lo Stato?

Le novità contenute nel decreto constano di misure che consentiranno significativi risparmi al funzionamento della macchina amministrativa dello Stato. Il complesso degli interventi di riduzione e riordino della spesa pubblica è contenuto anche nel Piano per la razionalizzazione delle società partecipate locali, predisposto dal Commissario straordinario alla spending review, Cottarelli, e presentato in audizione di recente, presso la Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale.

 

Di cosa si tratta?

L’attuazione di tale Piano permetterà di ridurre le società da 8.000 a 1.000 in tre anni con la previsione stimata di conseguire maggiori risparmi per 2-3 miliardi, con gli interventi in parte di riduzione e in parte di efficientamento delle società partecipate locali. Altri ambiti, sui quali occorre intervenire in maniera incisiva, al fine di perseguire riduzioni di spesa, sono quello degli immobili pubblici, delle sedi delle regioni, della digitalizzazione dell’amministrazione pubblica e infine dei fabbisogni standard. 

 

Lei proviene dal mondo cooperativo, ma conosce senz’altro bene la realtà imprenditoriale italiana. Secondo lei, le imprese avranno dei benefici da questa riforma?

Credo che ciò di cui ha bisogno il nostro Paese sia una maggiore partecipazione al mercato del lavoro. Il mercato del lavoro si produce con il lavoro e il lavoro si produce con le imprese, che siano attive e competitive. L’Italia ha bisogno di più giovani, ma anche degli anziani, delle donne, ma soprattutto ha bisogno di fiducia. Per recuperare i milioni di occupati che mancano, per eguagliare il tasso di partecipazione al mercato del lavoro della gran parte dei paesi europei, noi dobbiamo ragionare in termini di sostegno all’apparato produttivo del nostro Paese, sostenendo la competitività delle imprese italiane, impegnando le risorse nella ricerca e nell’innovazione, abbassando le imposte sulle imprese. Certo, i dati sono impietosi e ci dicono che solo il 10% dei dipendenti pubblici è al di sotto dei 35 anni di età.

 

Come si fa a cambiare rotta?