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Lavoro

RIFORMA PA/ Così i giovani possono "riattivare" lo Stato

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I tagli, il blocco del turnover, le ristrutturazioni, i contratti passivi rallentano, frenano l’immissione nella Pubblica amministrazione di nuove energie, più sensibili alla cultura dell’innovazione e del cambiamento. Solo attraverso interventi e misure generali e non corporative riusciremo a determinare un cambiamento di cultura e di forma mentis a quelle amministrazioni, che ancora oggi sono autoreferenziali, non riescono a condividere e faticano ancora a scambiare informazioni e dati, allungando, aggravando e rendendo pertanto inefficienti quei procedimenti amministrativi essenziali e funzionali per sviluppare e riqualificare il sistema delle imprese e per fornire servizi rispondenti alle aspettative dei cittadini.

 

Il Governo ha dovuto fare marcia indietro sulla questione quota 96, creando un certo malcontento tra i lavoratori della scuola che speravano di poter così andare in pensione il 1° settembre. Secondo lei, è stato giusto questo passo indietro?

Il dietrofront del Governo sul pensionamento degli insegnanti della cosiddetta “Quota 96” e sul prepensionamento dei professori universitari è stato un errore, anche se non credo che sia stato l’unico e il solo Governo a compierlo. Ritengo, tuttavia, che sarebbe fuorviante e oltremodo ingeneroso ridurre, come ha fatto parte della stampa nazionale, soltanto a questi due aspetti la portata innovativa di questo provvedimento, che invece traccia una prospettiva di riforma significativa per il sistema dell’amministrazione pubblica.

 

Pensa che si potrà trovare una soluzione alternativa per queste persone penalizzate da un errore tecnico della legge Fornero?

Auspico che si trovi una soluzione adeguata a tali problemi insorti, compatibilmente con le esigenze di bilancio e con i vincoli di finanza pubblica. Tali problemi sono dovuti principalmente ad alcuni vizi d’origine della riforma Fornero, che credo siano sotto gli occhi di tutti. Credo, altresì, che questi errori possano essere superati, con una condivisione politica preventiva sui passaggi fondamentali e con il recupero di un maggiore spirito di squadra tra i partiti della maggioranza e lo stesso Governo. È nell’interesse dell’Esecutivo e del Paese trovare la maggiore armonia possibile per fare le riforme che servono e che non possono essere più rinviate sine die. 

 

Alla luce anche degli ultimi dati sul Pil, come giudica l’operato del Governo? Non sta forse spendendo tempo ed energie in riforme come quella del Senato e del sistema elettorale anziché badare di più all’economia?

La valutazione dell’operato di un governo non può misurarsi in tempi cosi brevi. Non si deve guardare, infatti, l’andamento degli indici di borsa, ma la sostanza di un’azione politica che si inserisce in un contesto economico, anche europeo, complesso e che fatica ancora a dare reali segnali di ripresa: basta vedere gli ultimi dati del Pil che nell’ultimo trimestre è sceso dello 0,2%. Ora che il Senato ha approvato in prima lettura la riforma costituzionale, il Governo deve dare una svolta, fissando alcune priorità nell’agenda politica con interventi nel settore dell’economia, del mercato del lavoro e della giustizia che finora sono rimasti un po’ in secondo piano.

 

Da Senatore cosa ne pensa della riforma del Senato?

Credo che la riforma del Senato, e più in generale la rivisitazione della parte II della Costituzione, sia un passo dovuto, in primo luogo perché determinerà il superamento definitivo dell’anomalia, tutta italiana, del bicameralismo perfetto, che a oggi ritarda e complica l’iter legislativo. In molti ordinamenti, il Senato è una camera con funzioni di equilibrio, di fatto estranea al rapporto fiduciario con l’esecutivo, e un aspetto innovativo è l’attribuzione al Senato di un ruolo di raccordo tra Stato, Ue ed enti locali. Penso che questa riforma, come del resto tutte le riforme che si sono succedute nel tempo, sia perfettibile nei successivi passaggi parlamentari, in primis nell’esame in prima lettura alla Camera. Tuttavia, ritengo che questa riforma, a oggi sia il migliore antidoto all’antipolitica dilagante nel Paese, e rappresenti un segnale di fiducia e di speranza ai cittadini che chiedono risposte concrete e decisioni convinte per l’ammodernamento della nostra Costituzione e per la credibilità delle istituzioni.

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