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ARTICOLO 18/ Tiraboschi: Renzi rischia di cadere nella "trappola" della Fornero

Elsa Fornero (Infophoto) Elsa Fornero (Infophoto)

L’attuale dibattito è concentrato sul contratto unico o a tutele crescenti, cioè sull’idea che il lavoro del futuro possa essere regolato attraverso rapporti subordinati o standard a tempo indeterminato, anche se resi più leggeri perché verrebbe meno l’articolo 18. L’idea di Statuto dei Lavori è invece una logica pluralista e sussidiaria che supera l’ottica di una subordinazione giuridica, che era propria del vecchio modo di organizzare il lavoro nella fabbrica fordista e taylorista. Un conto è lavorare nella manifattura e un altro in edilizia, agricoltura, turismo e servizi. Per ogni settore produttivo e tipologia di azienda servono regole adattabili, specifiche e su misura.

 

Che cosa cambierebbe in tema di tutele e obbligo di reintegro con il passaggio dallo Statuto dei Lavoratori a quello dei Lavori?

Con lo Statuto dei Lavori si costruirebbero delle tutele crescenti per il lavoratore basate innanzitutto sulle sue caratteristiche soggettive, come l’età e l’anzianità aziendale. Più cresce il mio affidamento a stare in una determinata azienda, più è giusto che crescano le tutele e le garanzie che mi si devono dare. Si punterebbe inoltre molto sull’apprendistato come contratto a tutele crescenti, con carriere basate non sulle tipologie contrattuali in sé, come stabile e precario, bensì sulla valorizzazione dei mestieri e delle professioni.

 

Che cosa ne pensa del disegno di legge delega sul Jobs Act che in questo momento è al Senato?

Renzi era partito molto bene a gennaio presentando un Jobs Act basato non tanto sulle regole o sulle leggi, quanto sul rilancio dell’economia, sul sostegno alle imprese, su politiche industriali e su logiche finalizzate a valorizzare alcuni settori produttivi trainanti per l’economia italiana. Quelli tradizionali come la manifattura, ma anche quelli a forte impatto per il futuro come la tecnologia, i lavori verdi, il turismo e la cultura. Nel passaggio dal quadro di visione al disegno di legge, il Parlamento ha preso il sopravvento applicando logiche del secolo scorso. Temo quindi che il dibattito sul Jobs Act, trasportato in Parlamento, rimanga a quella normativa di cornice, che in realtà dovrebbe venire dopo aver impostato i fondamentali della nuova economia per l’Italia.

 

(Pietro Vernizzi)

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