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Lavoro

RIFORMA PENSIONI/ Flessibilità, la "formula Dini" che può aiutare Poletti

Per LUCA SPATARO, l’Italia ha già un costo per pensioni oltre il 15% del Pil e la spesa pensionistica supera il 66% della spesa sociale: chi vuole andare in pensione prima è giusto che paghi

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“Stiamo valutando anche misure di flessibilizzazione, che però non mettano in discussione le attuali età di pensionamento, nel senso che chi volesse uscire uno o due anni prima verrebbe penalizzato”. Sono le parole del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che ha sottolineato come tra le ipotesi allo studio ci sia anche il “prestito pensionistico”. In pratica il contribuente cui restino da lavorare soltanto due o tre anni riceve un anticipo di 6-700 euro al mese che poi restituirà a rate una volta andato in pensione. Poletti si era detto favorevole anche a un contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro per risolvere il problema degli esodati, ma dopo avere atteso due giorni il premier Renzi su questo punto ha deciso di smentire il suo ministro. Ne abbiamo parlato con Luca Spataro, docente di Economia politica all’Università degli Studi di Pisa.

Professor Spataro, partiamo dal prestito pensionistico. È una proposta che può funzionare?

Può funzionare nella misura in cui non va a pesare sui conti pubblici, cioè non aggrava il costo per l’Inps, e facilita l’entrata dei giovani nel mondo del lavoro. Il prestito pensionistico va inquadrato all’interno di una più ampia discussione e riforma del mercato del lavoro.

Per quale motivo collega prestito pensionistico e riforma del mercato del lavoro?

Mandare in pensione anticipatamente persone di 62 o 63 anni rappresenterebbe anche la possibilità di un turn-over, aumentando l’occupazione da parte dei giovani. Le imprese non assumono giovani per diversi motivi, che sono collegati sia al quadro macro-economico sia a rigidità che esistono tuttora nel mercato del lavoro italiano. Quest’ultimo è un mercato duale in cui chi è dentro ha grandi misure protettive, mentre chi è fuori non riesce a entrare e ha poche tutele.

Un anticipo di 6-700 euro permetterebbe ai pensionati di sopravvivere?

Seicento euro sono veramente poca cosa, anche se permetterebbe di vivere dignitosamente quantomeno a chi è proprietario di abitazione e quindi non paga l’affitto. Non so quante persone accetterebbero effettivamente questa misura che è su base volontaria. Sottolineo però l’importanza del fatto che non ci siano aggravi sull’ente previdenziale.

Insomma, niente regali...