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SPILLO/ Le verità sul sindacato di cui nessuno parla

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Non è facile, in un mercato della rappresentanza dove chi grida di più, e contemporaneamente promette, rischia di vincere (con qualche parallelo politico-parlamentare che lo sta a dimostrare); non è facile sostenere i delegati nei luoghi di lavoro, che si muovono con responsabilità e realismo, venendo tacciati tutti i giorni di essere “amici del padrone” e traditori della causa, con le conseguenze, perché non dirlo, anche sulle dinamiche quantitative degli associati stessi! Solo chi vive di apparenza e superficialità può ancora permettersi di parlare di “sindacato che sta sulla luna”, come qualcuno ha recentemente affermato a proposito di Alitalia.  I fatti ovvero i diversi accordi siglati nelle ultime settimane, che stanno portando alla faticosa soluzione per l’assetto della compagnia, dimostrano con firme e non firme chi le responsabilità se le è assunte e chi no. E non si capisce perché i Ministri non possano fare nomi e cognomi.

Ad esempio, è la Cgil che, in questi giorni, ha deciso di presentare una denuncia alla Commissione Ue  per le misure sul lavoro del Decreto Poletti, in particolare per le modifiche sul contratto a termine, affermando che le norme sono in contrasto con alcune Direttive e  non è tutto il sindacato che si difende con la logica delle “carte bollate”. Ma per guardare le cose con “meno tifoseria da spalti” e con un po’ più di sano distacco non possiamo non scorgere l’affievolirsi di una minor presenza delle rappresentanze sociali nei processi decisionali, tanto da far dire al prof. De Rita circa la possibile fine del ruolo delle rappresentanze stesse (Confindustria compresa).

Le recenti modifiche alle materie del lavoro sono state assunte senza nessun processo di consultazione con le diverse istanze delle imprese e dei lavoratori, sono stati tagliati oltre la metà dei permessi sindacali nell’area del lavoro pubblico, si stanno predisponendo importanti provvedimenti che attenuano la discrezionalità delle diverse burocrazie, dal prossimo anno Caf e Patronati potrebbero cambiare mestiere riconvertendosi ad altro e, sempre secondo De Rita, tutti dovranno “farsene una ragione”. Forse si sta passando da un eccesso all’altro: sta di fatto che, comunque, i sindacati, tutti, dovranno rendersi conto che le cose, molte cose, possono procedere anche senza il loro assenso, senza il loro consenso.

Oltre a farsene una ragione, occorrerà reinventarsi ruoli e funzioni in alcuni casi, con la necessità di creare valore anche dentro la dinamica delle contrattazioni e dei confronti, con tempi più rapidi e con meno riti congressuali. Se poi qualche giornalista parla male dei sindacati occorre “farsene una ragione”: meglio che se ne parli male piuttosto che non parlarne.

Poi vedremo le impressioni di settembre, auspicando tutti la ripresa del Pil, altrimenti non ce ne sarà per nessuno.

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