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Lavoro

DISOCCUPAZIONE/ Jobs Act e Garanzia giovani "rimandati" a settembre

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Il decreto Poletti ha liberalizzato il contratto a tempo determinato. Ora rimane da attuare la seconda parte del Jobs Act, che consiste nel predisporre una forma contrattuale che consenta di ridare fiato alle assunzioni a tempo indeterminato. Queste ultime cinque anni fa erano pari a circa il 20% dei contratti totali, mentre adesso sono scese al 15-16%. Molte aziende non vedono futuro, soprattutto perché il vero problema non sono le regole del lavoro, bensì l’andamento dell’economia. Il fatto però di introdurre il contratto a tutele crescenti aiuterebbe le imprese a scegliere tra questa modalità e le opportunità alternative, che oggi sono i due terzi delle nuove assunzioni. Il contratto a tutele crescenti potrebbe prevedere una sorta di “prova” fino a tre anni, per dare tempo al lavoratore e all’azienda di capire se sia utile che il rapporto di lavoro duri anche oltre questo periodo di tempo o se si debba interrompere prima.

 

La Garanzia Giovani è partita da maggio. Sta producendo i risultati sperati?

Personalmente non provo un particolare entusiasmo nei confronti di misure che favoriscono una determinata classe d’età, perché il rischio è quello di limitarsi a ridistribuire i posti di lavoro tra fortunati e meno fortunati. Ritengo al contrario necessarie delle riforme che favoriscano l’ingresso al lavoro di tutti, e non di una particolare categoria. Fatta questa premessa, la Garanzia Giovani ha prodotto qualche risultato, prima delle vacanze si era arrivati a 22mila offerte, anche se di queste solo una frazione molto piccola si è trasformata in posti di lavoro effettivi.

 

(Pietro Vernizzi)

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