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Lavoro

CGIL/ La denuncia contro Renzi e il “fantasma” dell’articolo 18

Susanna Camusso (Infophoto)Susanna Camusso (Infophoto)

Il 66,4% dei contratti oggi è a tempo determinato, e ora con l’acausalità crescente saranno sempre di più e sempre meno a tempo indeterminato. In soldoni, flessibilizzando quello che dovrebbe essere lo strumento rigido (il contratto a tempo determinato) non crescono certamente le tutele nel lavoro.

Certamente, per avere quella stabilità che la stessa Cgil lamenta, serve ripensare il contratto a tempo indeterminato, e in particolare a una soluzione che introduca flessibilità in uscita ma che offra al lavoratore la possibilità di ricollocarsi attraverso interventi di politica attiva obbligatori, pagati dall’azienda e dalle regioni e sostenuti dalla rete degli operatori pubblici e privati: questa è la vera flexicurity che funziona in tutta Europa, ma non in Italia.

Questo tentativo è stato più volte provato, ma non è mai riuscito: c’è, naturalmente, da mettere mano all’articolo 18. Oramai parliamo di una rigidità che non offre più nessuna forma di garanzia. Susanna Camusso cosa ne pensa?

 

In collaborazione con www.think-in.it

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