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Lavoro

SPILLO/ Lavoro, la parità che le donne non vogliono

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Basta tanto per decretare il fallimento di simili politiche di conciliazione? Il presupposto delle misure di flessibilità lavorativa è la libera scelta: una volta offerta a tutti la possibilità di aderire, l’adesione coatta dell’intera popolazione avente diritto avrebbe ancora meno senso dell’imposizione massiva di orari e ritmi coatti, alla maniera giapponese. Il fatto che a chiedere il part-time o l’assegno per accudire i figli nella prima infanzia siano soprattutto le donne, purché la loro sia una scelta libera, conferma l’esistenza di una specificità che non può essere liquidata semplicemente negandola: si tratta della testimonianza di un’esigenza insopprimibile, che non diventa meno reale per il fatto di essere propria delle madri.

Finora, il mercato del lavoro ne ha preso atto solo in minima parte, chiedendo alle donne di adeguarsi alle regole preesistenti e misurando il contributo femminile (sia in termini di retribuzione che di carriera) sul metro di quello maschile. In questo modo, però, non ha potuto che giudicarlo fatalmente insufficiente, salvo addossarne la responsabilità ai cosiddetti “ostacoli” che impedirebbero alle donne di comportarsi esattamente come uomini, e chiedendo alle leggi di rimuoverli.

Se è questo che significa rendere il lavoro uguale per tutti, l’impressione è che le donne continueranno a farne volentieri a meno.

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COMMENTI
09/08/2014 - Essere donna (Liliana Reduzzi)

E' difficile essere donna Devi pensare come un uomo Comportarti come una signora Fingerti una ragazzina Lavorare come un mulo E non essere considerate da nessuno....