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IL CASO/ Scuola chiama aziende, in gioco il lavoro per i giovani

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Così come Garanzia Giovani, a pochi mesi dalla sua presentazione, “questo provvedimento - sono le parole un po’ enfatiche del ministro Poletti - è un’altra testimonianza dell’impegno del governo per favorire nuove opportunità di ingresso nel mercato del lavoro dei giovani, assicurando loro un’adeguata qualificazione professionale ed una valorizzazione delle competenze”. Nuove opportunità, dunque. Dovute, è giusto riconoscerlo, al passo in avanti previsto dal già citato “Decreto Carrozza” convertito in legge lo scorso novembre, il quale ha avuto un merito particolare: aver collocato il valore formativo del lavoro al centro del dibattito sulla riforma del nostro sistema formativo.

Una conquista bipartisan, come si disse allora, in un Paese come il nostro, ancora legato all’idea negativa, in termini formativi, della cultura d’impresa, per vecchi schemi ideologici, corporativismi e resistenze di natura politica e sindacale. L’impresa, cioè, come valore in sé. Luogo di formazione e sviluppo della persona, non solo sede materiale della produzione o dello scambio di beni e servizi, secondo la fredda e superata definizione che ritroviamo nel Codice Civile, datata 1942.

Ora la palla passa alle aziende. Nel senso di una chiamata diretta alla corresponsabilità da parte del mondo del lavoro, anzitutto attraverso un protocollo d’intesa con i ministeri competenti (o gli uffici periferici) e le Regioni, poi con delle convenzioni con le singole scuole o, meglio ancora, con reti di scuole. Un iter certamente ancora farraginoso, visto che oltre il 90% delle nostre aziende ha piccole e medie dimensioni, che dovrà perciò essere semplificato. Protocolli e convenzioni che dovranno mettere in chiaro: gli indirizzi di studio prescelti, i criteri per l’individuazione delle scuole e degli studenti, le modalità di rientro degli studenti ai percorsi curricolari ordinari, il numero di ore da svolgere nei luoghi di lavoro, i criteri del monitoraggio e della valutazione della sperimentazione.

Le imprese, dunque, diventeranno protagoniste, assieme alle scuole, di queste nuove opportunità formative, fondamentali per i nuovi “apprendisti”, anche minorenni. La sintesi di questo incontro scuola-lavoro sarà un “piano formativo personalizzato”, che accompagnerà lo studente-apprendista durante tutto il percorso. A dar man forte saranno il tutor aziendale e quello designato dalla scuola (componente del consiglio di classe dell’alunno).

Concretamente, questi sono gli spazi di flessibilità previsti: il percorso potrà occupare sino al 35% dell’orario annuale delle lezioni. Questi periodi, in termini di valutazione, saranno valutati e certificati e varranno come crediti per l’ammissione agli Esami di Stato. Per le terze prove, la commissione dovrà richiamare il percorso seguito dagli studenti, anche con l’aiuto del tutor aziendale. Si tratta di un altro tassello del “Cantiere giovani” messo in campo dal Miur, che sta lavorando su altre iniziative di valorizzazione delle competenze degli studenti, i cui frutti dovrebbero vedersi a breve, in termini di proposte operative.

La proposta di questa inedita alternanza, potremmo aggiungere, ben si adatta alle esigenze degli studenti degli istituti tecnici e professionali, mentre è tutto da capire come possa, per via della necessaria interazione tra formazione e lavoro, valere anche per i percorsi liceali. Se consideriamo, infine, il crollo delle iscrizioni universitarie, e il fatto che una notevole parte di liceali non si iscrive oggi all’università, resta da concordare come valorizzare al meglio, anche per loro, questa opportunità. Sapendo che il mondo del lavoro, fatto per la quasi totalità di piccole aziende, non tutte in un momento positivo, non si sa in che misura potrà o saprà rispondere a questo nuovo invito alla collaborazione.