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IL CASO/ Scuola chiama aziende, in gioco il lavoro per i giovani

Dal prossimo anno scolastico l’alternanza scuola-lavoro potrà essere usata per i ragazzi dai 15 anni e costituire parte dell’esame di Stato. Il commento di GIANNI ZEN

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Sembra una cosa ovvia, a dirsi. Meno a farsi. Parlo della convinzione che l’acquisizione delle abilità avviene anzitutto attraverso l’esperienza diretta e in un contesto di condivisione. In termini esterofili: skills, learning by doing, community of practice. Ma tra il dire e il fare… Perché il nostro quadro formativo è ancora massimamente scuola-centrico, pensato e gestito in modo centralistico, cioè passivo, dal punto di vista della “scuola reale”, rispetto alle complessità e dinamicità della vita sociale. Di qui l’immobilismo, l’assenza di risorse, con contratti e norme da scuola dell’800. Alcuni anni fa sembrava ovvia la soluzione, cioè l’autonomia reale delle scuole. Ma oggi ci troviamo in un contesto di redivivo centralismo, con le scuole considerate sempre e solo ultima ruota del carro.

Le conseguenze sono ovvie: in Italia, da qualche anno, abbiamo l’alternanza lavorativa (apprendistato), mentre è carente, cioè solo per l’8,7%, l’alternanza formativa. Ben presente negli altri paesi, di fatto, in Italia quasi del tutto assente per la stragrande maggioranza dei nostri studenti. Il mondo dell’istruzione è, dunque, in grande sofferenza, visti i dati della disoccupazione, i Neet, la dispersione. Da noi, per capirci, completa gli studi solo il 46% degli iscritti, mentre in Danimarca siamo all’80%.

Eppure, anche da noi qualcosa sembra si stia muovendo. I dati sempre più impressionanti relativi alla disoccupazione giovanile stanno forse, cioè, per imporre una svolta positiva nel sistema formativo italiano. Dico “forse”, perché di false partenze ne abbiamo avute sin troppe, negli ultimi anni. La buona notizia di queste settimane parla di una sperimentazione triennale, a partire dal prossimo anno scolastico, dell’alternanza scuola-lavoro per gli studenti “a partire dai 15 anni”, ma in particolare per le classi quarte e quinte delle superiori.

L’obiettivo è chiaro: creare reali opportunità di inserimento nel mondo del lavoro, già durante la vita scolastica, ai nostri giovani. Perché comprendano concretamente valori e opportunità. Quasi a dire che è il lavoro sul campo che potrà accompagnare e orientare i nostri ragazzi nelle loro scelte. In altri termini, anche le aziende, gli studi professionali, il mondo dei servizi: sono tutti momenti e luoghi altamente formativi. Diversamente da certi schemi ideologici, ancora duri da morire, che preferiscono rifugiarsi nella vecchia contrapposizione tra formazione e lavoro, quest’ultimo ridiventa cuore pulsante della domanda di futuro.

La stesura definitiva della bozza, prevista come Dpr, è dunque in arrivo. Si tratta di un provvedimento già annunciato dal Decreto Carrozza, che fissa i diritti e i doveri degli studenti, delle scuole e del mondo del lavoro intorno a un’esperienza (cfr. Dlgs n.77/05) che, è giusto ripeterlo, si sta scoprendo essere sempre più formativa per le nuove generazioni. Per quindici giorni, cioè per 90 ore circa, questi studenti potranno vivere dal di dentro il mondo del lavoro, accompagnati da un tutor, che potrebbe essere lo stesso imprenditore. Se questo avverrà durante l’ultimo anno di scuola, potrà trovare riconoscimento anche nella nuova terza prova dell’esame di maturità. Vedremo come.