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Lavoro

RIFORMA PA/ Pensioni, lavoro e risparmi: le “promesse” tradite da Renzi e Madia

Matteo Renzi e Marianna Madia (Infophoto)Matteo Renzi e Marianna Madia (Infophoto)

Permangono poi le perplessità sulla cancellazione dell’istituto del trattenimento in servizio, rimasto sostanzialmente intatto dal passaggio del decreto in Senato, che consentiva di allungare la permanenza in attività una volta raggiunta l’età pensionabile. I dubbi non si concentrano sull’intento del provvedimento, ossia quello di conseguire un incremento occupazionale, quanto sull’efficacia dello stesso che difficilmente garantirà i 15.000 posti promessi. Ciò anche tenuto conto delle innovazioni in materia di turnover che dovrebbero prevedere una maggiore flessibilità per il periodo dal 2014 al 2018, ma che non allargano di molto le maglie del filtro in entrata. Le amministrazioni potranno quindi assumere personale nel limite del 20% delle spese sostenute per quanti sono usciti nel 2014, poi negli anni la percentuale crescerà sino a raggiungere il 100% della spesa nel 2018. Anche in questo caso, quindi, l’efficacia occupazionale della norma è tutt’altro che chiara.

In tema di mobilità e cambio di mansioni anche in senso peggiorativo, si è già avuto modo di affermare come tali novità, sostanzialmente contrarie al principio di equivalenza dettato dall’art. 2013 c.c., saranno foriere di contenzioso, soprattutto in sede sindacale. L’unica novità consiste nell’escludere i lavoratori con figli di età inferiore a tre anni, ovvero quelli che godono delle tutele della Legge 104.

Per quanto infine attiene alla magistratura, i giudici che ricoprono incarichi in diretta collaborazione con la Pubblica amministrazione non avranno più diritto all’aspettativa ma dovranno andare fuori ruolo. Di buon senso il fatto che la nuova regola non sia applichi alle aspettative già in essere. Le sezioni distaccate dei Tribunali amministrativi regionali poi continueranno a esistere, tranne quelle di Latina, Parma e Pescara, e anche in questo caso il risparmio di costi propugnato dal governo sarà dunque lungi dall’essere reale.

Se si pensa dunque alla portata innovativa che avrebbe dovuto animare la riforma e agli ambiziosi traguardi dichiarati non si può che rimanere con l’amaro in bocca davanti a una rivoluzione che è tale solo a parole.

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