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SPILLO/ Così la Fiom tiene lontano Renzi dall'articolo 18

Ci sono diverse cose che il Governo deve fare per migliorare il mercato del lavoro in Italia. Ma ci sono anche cose che deve evitare di fare, come ci spiega CIRO CAFIERO

Maurizio Landini (Infophoto) Maurizio Landini (Infophoto)

Il Ministro Poletti ha avuto ragione al Meeting di Rimini. Sono tante le cose da fare per migliorare il nostro mercato del lavoro e la condizione dei lavoratori.

Riformare gli ammortizzatori sociali, con cautela, aggiungo.

Investire, in quest’ottica, su politiche attive, anche sull’onda della Garanzia Giovani che, al momento, aggiungo, più che avere l’effetto di creare occupazione ha avuto quello di rendere “consultori” i nostri vecchi Centri per l’impiego, che agiscono secondo questo copione: convocano i giovani sino a 29 anni per sondare le loro attitudini lavorative, ascoltano i loro sfoghi per la frustrazione di essere dis/in-occupati e li congedano con la promessa che entro quatto mesi da quel colloquio, Governo permettendo, qualche lavoro lo riceveranno.

Migliorare e rendere stabili le misure di sostegno al consumo, dal momento che i recenti dati Istat dimostrano l’inefficacia dei famosi 80 euro in busta paga e anzi registrano una contrazione dei consumi delle famiglie del 2,6%.

Soprattutto, però, c’è una cosa che il Governo non può e, anche potendo, non dovrebbe fare: toccare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Non può perché ha fatto una scelta di campo precisa: ha chiuso, o almeno cosi sembra, il dialogo con la triplice, Cgil-Cisl-Uil, e lo ha aperto invece con la Fiom, la federazione dei metalmeccanici della Cgil, che dal caso Pomigliano in poi si è imposta sulla scena come sindacato rivendicazionista “par excellence” e indipendente, sul piano dell’azione, dalla propria confederazione di appartenenza.

Una scelta che, malignando ma neanche tanto, sembra rispondere alla finalità di avere in casa (Pd/Renzi) una componente sindacale che ricorda la politica di Grillo per intercettare i voti degli elettori dell’area M5S in vista di prossime (e oggi imprevedibili) competizioni elettorali.

Toccare l’articolo 18, che è il primo tabù della Fiom, o anche solo immaginare di farlo, significherebbe per il Governo rompere con questa federazione, dover tornare sui propri passi per allinearsi con la triplice, Cgil inclusa a giudicare dalle aperture degli ultimi tempi, che invece potrebbe essere d’accordo su una nuova destrutturazione dell’articolo 18, e privare, per questo, il Pd (di Renzi) della possibilità di far concorrenza a Grillo.

Non dovrebbe intervenire sull’articolo 18, anche potendo, per due più importanti ragioni. La prima è che la riforma Fornero ha reso per i lavoratori regola la tutela risarcitoria ed eccezione la temuta tutela reintegratoria. La seconda è che, comunque, l’articolo 8 della legge 148 del 2011 consente ai sindacati, e dunque ai veri attori del mondo del lavoro, di modificare l’articolo 18 in qualsiasi momento.


COMMENTI
01/09/2014 - la flessibilità in uscita, il reintegro (alberto servi)

Il ridimensionamento dell’art. 18 fatto dalla Fornero non risolve. Nel mondo, il rapporto di lavoro in uscita è definito con una transazione economica, lontano dai tribunali e dai Magistrati. La norma che prevede il reintegro non favorisce l’occupazione. Le PMI (PiccoleMedieImprese) costituiscono in Italia oltre il 90% delle attività industriali produttive. Hanno un numero massimo di dipendenti che è 15. Le dimensioni sono direttamente collegate con il prodotto, la clientela, il fatturato e i costi. Una PMI ha limitata la sua dimensione e precluse opzioni di sviluppo. Se assume un 16mo addetto ricade nell'art.18 e rischia il reintegro dal magistrato. C'è di conseguenza l'impossibilità di aggregazione tra le piccole imprese per creare dimensioni volte alla riduzione dei costi e a favorire economie di scala. Sono così impedite le riorganizzazioni aziendali e i tentativi d’inseguimento della domanda alla ricerca di migliori ritorni economici e occasioni per offerte di lavoro. La Camusso ha ragione nel condannare la loro scarsa competitività ma come segretario della CGIL si guarda bene dal valutare le attese della platea dei senza lavoro che sarebbero favoriti da una rinascita dell’attività imprenditoriale. Senza andare tanto lontano, in Italia non ci sarà mai, non dico una Multinazionale Italiana, ma almeno un panorama di Aziende di più grandi dimensioni delle nostre PMI così come esistono all’estero, dove il reintegro nel posto di lavoro non esiste.