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Lavoro

JOBS ACT/ Più mobilità e meno "conflitto", solo così avrà successo

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Per questo oltre ai diritti fondamentali di non discriminazione, abbiamo bisogno di un sistema di tutele che hanno al centro il sostegno delle persone sul lavoro e nel passaggio da lavoro a lavoro. Le competenze acquisite valgono più dei vecchi mansionari che oggi ingessano l’organizzazione del lavoro e anche la mobilità del lavoro.

Vi sono poi i contributi necessari per i periodi di difficoltà. Anche in questo caso vanno posti in capo alla persona perché finanzino percorsi di ricollocazione lavorativa. Il sostegno al reddito è certo indispensabile, ma in cambio devono essere previsti servizi che aiutino a ritrovare un lavoro. Non possono più esserci sostegni al reddito senza un reciproco impegno a mettere le proprie competenze a disposizione di iniziative per la ricollocazione attraverso con la formazione di nuove competenze personali attraverso lavori formativi o percorsi di formazione professionali. Se vogliamo rimettere in moto il lavoro la difesa del posto che non ha più mercato è un lusso che danneggia tutti sia educativamente che economicamente.

A svolgere il ruolo di sostegno e accompagnamento al lavoro di chi ha più bisogno deve essere una rete di servizi di buona professionalità. Dato che il nostro sistema di servizi al lavoro pubblici è lo sviluppo dei vecchi uffici di collocamento, esso ha una struttura più simile all’anagrafe che non quella di operatori capaci di fare matching fra domanda e offerta di lavoro. Per questo è indispensabile che la rete dei servizi coinvolga le agenzie per il lavoro e che per un periodo i due sistemi crescano assieme e svolgono in collaborazione tutte le fasi dalla presa in carico delle persone fino al reinserimento lavorativo. Le risorse dovranno essere assegnate alle persone che potranno così scegliere a chi rivolgersi e ottenere i servizi previsti in un piano di reinserimento lavorativo personalizzato. Le agenzie coinvolte saranno poi pagate a costi standard per i servizi pubblici prestati e a risultato per i reinserimenti lavorativi operati.

Mettere in moto una riforma così impostata avrebbe il grande pregio di dimostrare che anche il più ingessato mercato del lavoro europeo è riformabile. Sarebbe anche la base culturale per aprire una stagione di riforme che sanno scommettere sulla libertà delle persone e della responsabilità di tutti a contribuire al bene comune.

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