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Lavoro

JOBS ACT/ Due proposte che "piacciono" alle pmi

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Il trasferimento degli assetti istituzionali non può essere esercitato meccanicamente, ma questo non impedisce ad un paese di ispirarsi alle migliori pratiche che funzionano. Il nostro paese ha un buon livello di capitale umano ma è fragile sulle istituzioni pubbliche ed economiche e sulle tasse a causa del debito pubblico. Se vogliamo tornare a crescere dobbiamo attrarre investimenti stranieri, modificare le istituzioni (mercato del lavoro, burocrazia) incrementare gli investimenti in capitale umano e ridurre le tasse su lavoro e impresa. Nel quadro delle azioni necessarie (mercato del lavoro, pubblica amministrazione, giustizia, tassazione, investimenti) è evidente il collegamento tra l'incremento degli investimenti esteri e la normativa del lavoro. Le regole sul mercato del lavoro devono essere in linea con con quelle presenti negli altri paesi sviluppati, pena la riduzione degli investimenti nel nostro paese.

Quindi le riforme sono necessarie affinché il nostro paese non fallisca e il metodo è nell'applicare, in tempi rapidi, quanto ha già funzionato in altri paesi simili al nostro.

Veniamo al Jobs Act ed ai modelli tedeschi che in questi giorni vengono proposti in riferimento alla flessibilità, alle politiche passive ed ai servizi all'impiego.

Con la prima iniziativa legislativa il governo Renzi ha modificato il contratto a tempo determinato e qualificato il contratto di somministrazione. Ha eliminato il vincolo della motivazione da apporre nei contratti di lavoro a tempo determinato stipulati entro i primi tre anni, è stata resa possibile la prosecuzione del contratto a tempo determinato fino a 5 volte, si è stabilito che la percentuale di dipendenti a tempo determinato può essere al massimo il 20% dell'ammontare dei lavoratori. L'iniziativa ha avuto l'effetto amministrativo di riduzione del contenzioso sulla causale ed ha chiarito che la somministrazione è uno strumento di flessibilità per l'impresa. Nella sostanza è stato sancito quanto stabilito dalle direttive europee applicando modelli europei già attivi da anni e frenati da irragionevoli posizioni sindacali.

Con la discussione del Jobs Act in atto si intende riformare il sistema degli ammortizzatori sociali, i servizi all'impiego tramite agenzia nazionale e l'introduzione del contratto di inserimento a tutele crescenti con possibilità di licenziamento. 

È evidente che i temi sono correlati. Solo in presenza di un sistema di ammortizzatori sociali in grado di sostenere l'impresa (nella fase di difficoltà) e la persona (nella transizione da un lavoro e l'altro) e di un buon sistema di servizi all'impiego che aiutano alla ricollocazione delle persone uscite o a rischio di esclusione dal mercato del lavoro, è possibile adottare una maggiore flessibilità in uscita. In questo caso è necessario applicare il metodo proposta da Ricolfi circa l'adozione dei migliori modelli trasferibili.

In merito ai servizi per l'impiego. Riteniamo realisticamente possibile che il nostro paese, con la competenza delle regioni, possa incrementare rapidamente il sistema pubblico dei servizi per l'impiego da 2.500 addetti a 10mila (in Germania l'agenzia nazionale dispone di 80mila operatori) con garanzie di qualità e di risultati e con finanziamenti esclusivamente europei in quanto i nazionali non ci sono?