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ARTICOLO 18/ E tutele crescenti, i "buchi neri" nell'emendamento del Governo

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Ancora viene introdotta la possibilità di estendere la fattispecie del lavoro accessorio a tutti i settori produttivi e di innalzare i limiti di reddito, oggi molto bassi, che ne determinano la soglia di applicazione. La valutazione qui non può che essere positiva, in quanto il provvedimento dovrebbe aiutare l’incontro di domanda e offerta di lavoro nei casi di prestazioni occasionali e dovrebbe mantenere bassi i costi della tassazione.

Infine, non convince la previsione di rivedere la disciplina delle mansioni contemperando i contrapposti interessi di imprese e lavoratori, con l’introduzione di non meglio definiti “limiti alla modifica dell’inquadramento”, che peraltro sono già ben presenti e comunque individuati dalla copiosa giurisprudenza in materia.

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COMMENTI
18/09/2014 - Sogno ad occhi aperti... (Giuseppe Crippa)

A mio avviso l’unico “buco nero” dell’emendamento governativo al cosiddetto Jobs Act è il fatto stesso che si deleghi il governo a fare la legge: un Parlamento degno di questo nome dovrebbe scrivere l’intero testo di ogni sua legge o almeno assegnare deleghe precise sia riguardo ai tempi che ai modi (e complete di un meccanismo punitivo per chi non assolvesse la delega ricevuta). Comunque questa legge rimane di gran lunga la più importante ed innovativa in questo momento sul tavolo dei lavori parlamentari perché semplifica enormemente la legislazione italiana del lavoro che in questo momento scoraggia gli imprenditori – grandi e piccoli – dall’assumere. Se le regole attualmente allo studio valessero almeno per i nuovi assunti sarebbe comunque un decisivo passo avanti ma temo che la Corte Costituzionale emanerebbe l’ennesima sentenza demagogica su sollecitazione CGIL. A meno che il ritardo prima che si arrivi a sentenza sia tale che si vedano i primi frutti positivi della legge in termini di occupazione giovanile, ma questo è un po’ sognare ad occhi aperti.