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ARTICOLO 18/ E tutele crescenti, i "buchi neri" nell'emendamento del Governo

Il Governo ha presentato ieri un emendamento al disegno di legge delega riguardante il Jobs Act. Il commento di GABRIELE FAVA sulle novità contenute in questo testo

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Il Governo provvede a emendare il Jobs act e precisamente l’art. 4, in cui si prevede la delega allo stesso per il riordino delle forme contrattuali. L’emendamento è stato presentato in commissione Lavoro al Senato e quanto segue è l’esito annunciato al termine di una riunione di maggioranza per sciogliere i nodi ancora presenti sul riordino delle forme contrattuali, in particolare sulla ventilata ennesima riforma dell’articolo 18 e sul, finora fumoso, contratto a tutele crescenti.

È opportuno chiarire subito che tali temi non sono stati risolti. Per quanto attiene l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, l’infelice riforma Fornero rimane per ora inalterata, infatti l’emendamento del Governo alla delega non ne fa menzione. Il contratto a tutele crescenti rimane, invece, del tutto indeterminato nei suoi aspetti fondamentali, per i quali si dovrà attendere il decreto di cui alla delega. Pare tuttavia di intendere dal testo dell’emendamento che le tutele cresceranno con il tempo, tenendo come parametro l’anzianità di servizio e che il contratto a tutele crescenti verrà introdotto solo per le nuove assunzioni, assumendo così la veste di una nuova forma contrattuale e non quella di un riordino di quelle esistenti.

Per un giudizio analitico, come si diceva, sarà necessario attendere l’esplicitazione dei contenuti, per ora tuttavia sorgono delle perplessità, in quanto l’applicazione ai nuovi assunti potrebbe creare un’inaccettabile differenza di trattamento tra lavoratori solo in base alla data di inizio del rapporto di lavoro. Non è infatti possibile sapere, a oggi, se e come le “tutele crescenti” omologheranno la disciplina dei neoassunti con quella degli altri dipendenti.

È tuttavia chiaro che, almeno nelle intenzioni di Renzi e di Poletti, detto contratto, che è specificatamente definito a tempo indeterminato, dovrebbe divenire la forma principale di inserimento nel mondo del lavoro, anche se si attende di vedere come verrà reso competitivo rispetto alle altre forme contrattuali. Sul punto si teme la ventilata stretta fiscale sui contratti a tempo determinato.

Le altre novità di un certo rilievo riguardano l’introduzione di una retribuzione oraria minima per lavoratori subordinati e parasubordinati, laddove detto istituto non sia già stato introdotto dalla contrattazione collettiva di settore. Effettivamente tali aspetti normalmente sono lasciati alla trattativa sindacale e i sindacati di certo non vedranno di buon occhio un intervento unilaterale in tema di minimi retributivi da parte del legislatore, a meno che questo non sia del tutto squilibrato in loro favore.


COMMENTI
18/09/2014 - Sogno ad occhi aperti... (Giuseppe Crippa)

A mio avviso l’unico “buco nero” dell’emendamento governativo al cosiddetto Jobs Act è il fatto stesso che si deleghi il governo a fare la legge: un Parlamento degno di questo nome dovrebbe scrivere l’intero testo di ogni sua legge o almeno assegnare deleghe precise sia riguardo ai tempi che ai modi (e complete di un meccanismo punitivo per chi non assolvesse la delega ricevuta). Comunque questa legge rimane di gran lunga la più importante ed innovativa in questo momento sul tavolo dei lavori parlamentari perché semplifica enormemente la legislazione italiana del lavoro che in questo momento scoraggia gli imprenditori – grandi e piccoli – dall’assumere. Se le regole attualmente allo studio valessero almeno per i nuovi assunti sarebbe comunque un decisivo passo avanti ma temo che la Corte Costituzionale emanerebbe l’ennesima sentenza demagogica su sollecitazione CGIL. A meno che il ritardo prima che si arrivi a sentenza sia tale che si vedano i primi frutti positivi della legge in termini di occupazione giovanile, ma questo è un po’ sognare ad occhi aperti.