BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Lavoro

SPILLO/ La riforma che vale più di articolo 18 e 1000 giorni

InfophotoInfophoto

Nel frattempo, le più importanti realtà produttive italiane dicono di essere a caccia di talenti; è chiaro che l’innovazione passa dal capitale umano, non servono tuttavia i numeri per ricordare quanto i giovani, i più importanti portatori di innovazione, nel nostro mercato del lavoro si ritrovano ai margini. E non è una novità che la maggior parte dei nostri talenti scelga la pista estera, desiderosi di trovare non solamente un lavoro ma anche condizioni di lavoro che l’Italia fatica ad offrire: parlare di “merito” è scontato, ma è chiaro che a oggi il mercato italiano non ha premiato il talento, ha favorito gli “amici”, ha privilegiato e tutelato l’anzianità; non ha - come ci ricorda il dato di Unioncamere - premiato le competenze ma la rete delle conoscenze. È anche vero che l’esperienza (e quindi l’anzianità) e il patrimonio relazionale non sono sempre un male, anzi… ma sappiamo tutti che avremmo bisogno di allentare la dinamica delle relazioni.

Qualcuno ha di recente ricordato che “troppe imprese sono ferme ai vecchi modi di produrre”. Di questo parliamo poco; mi limito a esprimerti qualche dubbio sulla reale capacità della nostra materia prima (le imprese, che certamente vivono del loro capitale umano) perché da diversi luoghi associativi datoriali sono a conoscenza di fenomeni che questo dubbio quantomeno lo giustificano. Alludo al fatto che diversi operatori finanziari (di fondi privati, piuttosto che degli stessi istituti di credito) si rivolgono ai vertici delle realtà associative con la speranza di individuare imprese su cui investire. Il lavoro di una banca piuttosto che quello di un fondo privato è quello di vendere denaro, di investire... ci siamo? Naturalmente è importante per chi investe fare le giuste scelte, individuare i giusti progetti... insomma, questo meccanismo non è che sia così funzionante: sembra tutt’altro che ordinario individuare aziende e progetti promettenti e affidabili.

Sono convinto, e credo di non essere il solo, che il nostro Paese offra risorse importanti: con l’esplosione della crisi economica ci siamo accorti tutti che c’è un’Italia che lavora duro e che ce n’è una parte considerevole che vive di rendita. Nella parte sana ci sono imprenditori straordinari che non solo hanno creato lavoro e grandi prodotti, esportando il made in Italy e il genio italiano in tutto il mondo, ma hanno anche retto un carico fiscale smisurato oggi non più sostenibile. Sono stati spremuti oltre ogni limite. Questo ci dice quali grandi capacità questo Paese ha espresso; nonostante una classe dirigente che ha saccheggiato quanto più ha potuto, questo Paese 10 anni fa era la quinta economia del mondo e oggi rimane pur sempre tra le primi otto. Certo, in questi ultimi 10 anni abbiamo bruciato 10 punti di Pil. Ma la crisi economica, esplosa nel 2008, ha soltanto acuito il nostro declino, iniziato con la mancanza di risposte che l’intero Paese non ha saputo dare ai cambiamenti strutturali della nuova economia globale. Questo fenomeno ha un nome: si chiama gap di innovazione.


COMMENTI
19/09/2014 - verissimo..... (max gibi)

Sono pienamente d'accordo. In ogni ambito economico le assunzioni vengono decise dal maledetto sistema delle "raccomandazioni", a prescindere dalle capacita'/qualita' richieste, alla faccia dello strombazzato sistema pubblico e privato di accesso al lavoro. Se guardo all'esperienza della mia azienda, solo il 5% del personale e' stato assunto "non raccomandato" !!! Mio figlio ventenne, infatti, non essendo un raccomandato, ha impiegato quasi due anni per trovare uno straccio di lavoro iper-precario e sottopagato...Io sono arrivato alla conclusione che il nostro Paese sia irriformabile e che solo un evento traumatico, da noi subito, possa smuovere le acque stagnanti !!!