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Lavoro

SPILLO/ La riforma che vale più di articolo 18 e 1000 giorni

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Non è sufficiente fare le riforme, questo Paese deve innanzitutto ritrovare coesione e volontà di ripartire. Ma soprattutto deve ritrovare fiducia: il semplice fatto che ognuno parli solo degli altri indica che la diffidenza regna sovrana e che il sistema è in confusione. Del resto, imprenditori che non trovano le giuste risorse e quelle migliori che vanno all’estero non ci dice forse che il sistema comunica male?

Luigi Einaudi diceva che “la soluzione di un problema economico non è di natura economica”: continuiamo a dibattere di ricette per l’economia, ma ciò che serve al nostro Paese per ripartire è una nuova coscienza e un nuovo patto sociale, un patto che crei condizioni per cui ognuno torni a fare bene il proprio lavoro, col desiderio di fare bene la propria parte. Questa è l’unica strada per essere competitivi. È una strada in salita, ma non è più tempo di tentare rovinose scorciatoie. Ma soprattutto è ora di insegnare ai più giovani che le scorciatoie, nel lavoro come nella vita, non esistono.

 

In collaborazione con www.think-in.it

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COMMENTI
19/09/2014 - verissimo..... (max gibi)

Sono pienamente d'accordo. In ogni ambito economico le assunzioni vengono decise dal maledetto sistema delle "raccomandazioni", a prescindere dalle capacita'/qualita' richieste, alla faccia dello strombazzato sistema pubblico e privato di accesso al lavoro. Se guardo all'esperienza della mia azienda, solo il 5% del personale e' stato assunto "non raccomandato" !!! Mio figlio ventenne, infatti, non essendo un raccomandato, ha impiegato quasi due anni per trovare uno straccio di lavoro iper-precario e sottopagato...Io sono arrivato alla conclusione che il nostro Paese sia irriformabile e che solo un evento traumatico, da noi subito, possa smuovere le acque stagnanti !!!