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Lavoro

ARTICOLO 18/ Ecco perché in Italia non serve "cancellarlo"

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Inoltre, l’ennesima modifica al nostro impianto normativo non farebbe altro che generare maggiore incertezza per le imprese e per i datori di lavoro. Il contratto a tutele crescenti sarebbe una vera novità se fosse soggetto a un’imposizione fiscale realmente di vantaggio, perché il problema in Italia è l’elevato costo del lavoro (non perché le retribuzioni sono alte) e se comportasse l’eliminazione o perlomeno il contingentamento delle forme contrattuali spurie (associazioni in partecipazione, co.co.pro. e le false partite Iva).

In tutti i paesi europei dove la flessibilità in uscita è più alta esistono efficaci ed efficienti servizi al lavoro che accompagnano i disoccupati nella ricerca di un nuovo impiego... Ma in un Paese che non ha una visione di sistema e non ha idea che per ripartire occorre una politica industriale ed energetica seria, una riforma della giustizia e del fisco radicale, parlare di articolo 18 è l’ennesima distrazione.

Se il buongiorno si vede dal mattino, per la riforma del lavoro qui è veramente notte fonda. #iproblemidellitaliasonoaltri.

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COMMENTI
21/09/2014 - Il sacramento dell'art. 18 (alberto servi)

Cofferati e i suoi tre milioni di adunati a piazza S. Giovanni a Roma quando hanno detto NO alla revisione dell'art. 18 non hanno visto al di là del proprio naso. Da allora è continuata la condanna dell'imprenditore affamatore, l'impossibilità per le PMI di ingrandirsi per i costi, le economie di scala e accedere ad altri mercati, il deserto dei capitali d'investimento, la scomparsa di samaritani per intraprendere una qualche attività e offrire lavoro e dulcis in fundo la DELOCALIZZAZIONE. Complimenti a Cofferati e ai tre milioni di avveduti. L'art. 18 è considerato un obbligo sacramentale, un sacramento. Dai sacramenti si può uscire come abbiamo fatto con quello del matrimonio nel '70 con la legge Fortuna.

 
20/09/2014 - Classico benaltrismo? (Carlo Cerofolini)

Non è che questo sia un classico esempio di benaltrismo?

 
20/09/2014 - #iproblemidellitaliasonoquesti (Giuseppe Crippa)

Dispiace vedere che un sindacalista giovane come Zanda non colga l’importanza della cancellazione di questo vincolo anacronistico all’attività degli imprenditori, unici soggetti, è necessario rammentarglielo, che creano veri “posti di lavoro”. Probabilmente Zanda scrive questo articolo perché così vogliono i suoi “datori di lavoro” (gli iscritti alla CISL) che sono per la maggior parte pensionati difesi per una vita dall’art. 18 o lavoratori di aziende con più di 15 dipendenti tuttora ansiosamente bisognosi di questa tutela per un riflesso condizionato e del tutto indifferenti, se non a parole, al fatto che altri non ne godono. L’art. 18, che si applica comunque ancora a 9 milioni di lavoratori (su 20 milioni di occupati a tempo indeterminato) ostacola lo sviluppo delle imprese italiane costringendole ad un artificioso nanismo e scoraggia l’arrivo di imprese estere che potrebbero produrre nel nostro paese. Altro che #iproblemidellitaliasonoaltri! Proviamo a togliere questo tabù almeno ai neoassunti, poi vedremo i risultati in termini di nuove assunzioni a tempo indeterminato. PS Sono anch'io un "datore di lavoro" di Zanda, cioè un iscritto alla CISL, ed è per questo che mi permetto di usare questo tono verso un "mio dipendente".