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SPILLO/ Se l'articolo 18 si supera con l'Erasmus

I dati diffusi dall’Unione europea sul programma Erasmus ci dicono che per i giovani sembra poco importante il dibattito sull’articolo 18. GIANCAMILLO PALMERINI

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Il premier Matteo Renzi, sia durante le primarie che successivamente, ha spesso fatto riferimento alla cosiddetta “Generazione Erasmus” come simbolo di quell’Italia - e di quell’Europa - nuova che non trova rappresentanza nel nostro sistema politico ritenuto, molte volte a ragione, incapace di dare risposte innovative ed efficaci a problemi e questioni mai affrontate in passato e di cui, spesso, questi ragazzi sono portatori sani. Per avere, tuttavia, un quadro più chiaro di questo fenomeno risulta molto utile leggere il recente studio dell’Unione europea, pubblicato nei giorni scorsi, che indaga, appunto, questa realtà e i suoi impatti complessivi.

Prima di tutto è opportuno segnalare come oltre il 90% degli studenti che hanno partecipato a questo percorso in mobilità desiderava maturare un’esperienza all’estero per sviluppare abilità quali la capacità di adattamento e migliorare le competenze linguistiche. Ben l’85%, inoltre, cullava il desiderio, grazie all’Erasmus, di migliorare le proprie prospettive professionali all’estero. Si pensi, in quest’ottica, come la quota dei datori di lavoro che hanno ritenuto l’esperienza maturata all’estero un elemento importante per le prospettive professionali è quasi raddoppiata tra il 2006 e il 2013, passando dal 37% al 64%.

Più del 90% degli studenti segnala, infatti, a seguito di questa esperienza, un generale miglioramento delle proprie competenze trasversali, quali la conoscenza di altri paesi, la capacità di interagire e di collaborare con persone provenienti da culture diverse, l’adattabilità, la padronanza della lingua straniera e le capacità di comunicazione: tutte skills che rappresentano oggi, se possedute e gestite in maniera intelligente, un elemento estremamente qualificante nel nostro mercato del lavoro sempre più veloce e globale.

Più di un terzo degli studenti che hanno svolto un tirocinio Erasmus ha ricevuto, inoltre, un’offerta di lavoro da parte dell’impresa ospitante, quasi un tirocinante Erasmus su dieci ha avviato una sua azienda e oltre tre su quattro pianificano o non escludono di farlo. La mobilità si ripercuote, quindi, anche sui tassi di occupazione (giovanile). L’incidenza, infatti, della disoccupazione di lunga durata per gli ex studenti Erasmus è dimezzata rispetto a chi non ha mai vissuto all’estero. Anche a cinque anni dalla laurea, il tasso di disoccupazione tra gli studenti in mobilità è, secondo il recente studio europeo, inferiore del 23% rispetto agli studenti che non avevano partecipato a un programma di mobilità.