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ARTICOLO 18/ "L'ideologia" del posto fisso che blocca l'Italia

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La necessità di rafforzare le opportunità di ingresso nel lavoro chiede di abbattere queste barriere e mettere in moto un processo che faciliti la mobilità nel corso della vita professionale e permetta di creare strutture di impresa di dimensioni significative in settori dov’è la legislazione lavorativa il principale freno alle regole di mercato. Assieme alle misure per rendere efficiente il mercato va introdotta una riforma degli ammortizzatori sociali perché si crei un’efficace rete di servizi al lavoro e si supporti la ricerca di un nuovo lavoro e non l’immobilità di chi perde il posto. L’opposizione a tutto questo sta dietro allo slogan sull’articolo 18 ed è il frutto di una sinistra che solo oggi sull’orlo del baratro economico ha almeno il coraggio di voler affrontare il problema del lavoro così com’è e uscire dall’ideologia di difesa del posto fisso a scapito dei diritti al lavoro di chi non ce l’ha.

Non sono idee nuove a sinistra. Il richiamo più semplice è l’esperienza dei governi Blair in Gran Bretagna o la riforma del mercato del lavoro tedesco operata dai governi socialdemocratici. Anche in Italia per lungo tempo la sinistra ha affrontato i temi del lavoro e dello sviluppo ponendosi non dal lato dei conflitti e della conservazione, ma interrogandosi su come i lavoratori potevano contribuire allo sviluppo e alla modernizzazione del Paese. Il periodo del moralismo giustizialista ha cancellato la cultura della responsabilità nazionale facendo rifluire l’elaborazione a difesa solo di interessi corporativi, bloccando le elaborazioni riformiste ed espellendo chi si poneva obiettivi riformistici.

Per questo un emendamento che si può definire quasi minimalista, che pone il problema di fare norme contrattuali adeguate all’economia contemporanea, fissare nuove tutele per le forme del lavoro di oggi e dare vita a un sistema di servizi al lavoro di reale supporto economico e di ricollocazione per chi ha difficoltà, appare alla sinistra conservatrice come una controrivoluzione.

Ci auguriamo che questa volta il Governo non torni indietro e non si faccia intimorire dal richiamo della foresta del “nessun nemico a sinistra”. Chi lavora ha bisogno di nuove leggi per lavorare meglio, trovare più lavoro, creare più opportunità per tutti.

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