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RENZI vs SINDACATI/ I numeri che fanno perdere il premier

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Torniamo dunque a quel “ci”. Davvero il sentimento degli italiani è che tocca al Governo cambiare i sindacati? Davvero i nostri connazionali pensano che i sindacati siano roba del Governo e che questi debba/possa intervenire su di essi? Davvero milioni di cittadini, quelli aderenti ai sindacati per intenderci, hanno reclamato per le decisioni prese dal Governo in materia di tagli ai distacchi?

La sensazione è che, su questo e tanti altri temi, Renzi stia semplicemente ripercorrendo le orme di un vero maestro nel settore, Silvio Berlusconi. I sondaggi dicono che la parola sindacati scatena le ire di molti italiani, in particolare quelli che a essi non aderiscono? E allora dagli al sindacato! A prescindere da contenuti e dati di fatto, a prescindere dai numeri, dalla realtà delle cose, da quel che avviene nel tessuto sociale, economico, industriale. È la logica del selfie: farsi la foto, guardarsela, pubblicarsela e farsela commentare, in un loop autoreferenziale e autocelebrativo che esclude l’oggettività più vera, la realtà più concreta e quotidiana.

I dati, infatti, dicono che anche oggi - un oggi inteso come il giorno odierno, non come generico tempo presente - alcuni milioni di persone (diciamo 8 per stare bassi…), stanno rinnovando la loro adesione a Cgil, Cisl e Uil. È un fatto. Sempre oggi questi milioni di soci hanno espresso consensi, critiche, dissensi sulle “loro” associazioni, così come milioni di juventini o milanisti hanno detto la loro sulla “loro” squadra del cuore (a proposito perché il Governo, con la stessa logica, non interviene anche in merito alle formazioni delle squadre di calcio?). Sempre oggi alcune centinaia di migliaia di persone si sono incamminate verso le sedi sindacali per chiedere aiuto contro la burocrazia statale (quella che è governata dal Governo, per dirla con una figura retorica) che incarta (in senso letterale) la loro vita e quella dei loro cari, per chiedere un aiuto nella ricerca di lavoro, per domandare cosa fare di fronte alla crisi che ha prosciugato le casse familiari, per cercare un accompagnamento (concreto, in auto), loro o di un loro familiare a una visita medica.

Di nuovo, oggi alcune migliaia di datori di lavoro si sono rivolti alle sedi di Cgil, Cisl e Uil per gestire insieme una Cassa integrazione, per sottoscrivere un contratto integrativo, per preannunciare una chiusura causa qualche lentezza della giustizia civile, qualche credito non più esigibile, qualche banca che non eroga più e preferisce scommettere sui bond e sulla finanza piuttosto che sull’economia reale.

Davvero allora i cittadini chiedono al Governo di cambiare i sindacati? Al riguardo la nostra sensazione è negativa, e che invece una vera riforma dei sindacati gli iscritti la chiedano/ pretendano quotidianamente dai loro stessi sindacati col semplice metodo di sottoporre a essi i propri bisogni concreti e di chiedere a essi una risposta altrettanto precisa, seria e concreta. Per questo si ha la netta impressione che il Governo, a corto di populismi, abbia tirato fuori roba vecchia di qualche mese per far credere alla pubblica opinione di aver mantenuto le promesse, di aver proprio “cambiato” qualcosa. In mancanza di altro, in carenza di cose vere, fatte e ottenute, potendo solo vantare annunci, titoli che coprono colonne scarsine di veri contenuti, ci si è lanciati in una mesta polemica tardo estiva.

Ha molta ragione, invece, quel giornalista che, magari un po’ genericamente, ha chiesto al sindacato di cambiare, di riformarsi, di uscire da quelle forme d’immobilismo che ancora ne attanagliano qualche frangia. È il caso di Dario Di Vico, il quale sulle colonne del Corriere si è prodotto in una riflessione sui principali corpi intermedi che ancora vivono nel nostro Paese. Il suo grido è un grido serio e come tale va preso: cambiate se non volete morire, ci ha detto, perché di voi c’è bisogno soprattutto oggi.


COMMENTI
28/09/2014 - epperò (z314 george)

L'articolo mette in luce i difetti di Renzi e del suo governo, troppi annunci, ritardi rispetto le previsioni e così via elencando... a scanso di equivoci, non sono un fans di Renzi e i difetti riportati nell'articolo li riconosco tutti (forse un paio no)... epperò... io spero che Renzi riesca a fare almeno il 50% di quello che dice in almeno il quadruplo del tempo che preventiva! I difetti del governo Renzi sono la pagliuzza contro la trave dei sindacati (tutti, non solo i confederali, si chiamano ancora così?)... non sto quì ad elencarli perché mi dilungherei troppo! I difetti del governo Renzi sono comuni alla classe politica italiana tutta ed a tutto il carrozzone para-politico che, insieme a tutta la "classe dirigente" di questo paese, gli sta' intorno. Renzi cerca di passare sopra l'errore fondamentale degli italiani: pensare che la democrazia sia un'orgia di parole discorsi dibattiti senza capo né coda, senza necessità di una sintesi... come se parlarne o dibatterne fosse la soluzione dei problemi! Senza contare che se io dico rosso tu dici giallo, ci accordiamo per arancione, è molto democratico, ma la realtà è che, anche se giallo e rosso sono soluzioni, non significa che lo sia anche arancione! Il non capire questo è la radice prima di TUTTI i mali che ammorbano l'italietta del XX e XXI secolo! PS nelle aziende con meno di 15 addetti si può essere licenziati in 1 ora (60 min), senza CIG, esodi, o quant'altro... esperienza personale! Mi chieda cosa penso dell'art.18!