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Lavoro

BUSTA PAGA/ Ottobre, in arrivo una "rapina" per aziende e dipendenti

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Rimangono aperte alcune questioni circa l’operatività del Fondo residuale. Innanzitutto come si devono comportare le imprese rispetto ai dipendenti cessati tra gennaio e settembre 2014: si paga il contributo ordinario dello 0,5% anche sulle loro retribuzioni? Logicamente il contributo non dovrebbe essere pagato per lavoratori oggi non in forza, sia perché non possono essere beneficiari delle relative prestazioni, sia perché l’impresa si troverebbe a dover sostenere anche la quota che per legge grava sul dipendente.

L’altra questione che si pone è in ordine alla contemporanea coesistenza della Cig in deroga, posto che l’ambito di applicazione dei due istituti risulta parzialmente sovrapponibile per settore e tipologia del datore di lavoro. Il citato decreto del 1° agosto precisa che la Cig in deroga si applica solo a imprese non soggette alla disciplina in materia di cassa integrazione ordinaria o straordinaria e alla disciplina dei fondi di solidarietà. Quindi la Cig in deroga dovrebbe operare solo “in via residuale” quando non si applica il fondo residuale, come ad esempio per le imprese con meno di 15 dipendenti. D’altra parte oggi il fondo residuale non è operativo nel corrispondere le descritte prestazioni. Evidentemente questi aspetti necessitano di prossimi chiarimenti.

Risulta chiaro che i fondi di solidarietà a regime dovrebbero attuare un “più efficiente, coerente ed equo assetto degli ammortizzatori sociali” che era letteralmente uno degli obiettivi della Riforma Fornero del 2012. In ultima analisi mi pare sia stato doveroso garantire con legge una tutela minima a lavoratori che sino a oggi, per il caso di contrazione delle attività in costanza di rapporto di lavoro, erano discriminati rispetto a lavoratori “privilegiati”, dipendenti di imprese operanti in settori storicamente coperti dalla cassa integrazione (industria ed edilizia). Ciò però, è bene esserne consapevoli, avverrà con un sistema diverso dal passato perché interamente finanziato dalle aziende (e in minima parte dai lavoratori) e con un trattamento che nel complesso sarà di durata inferiore rispetto agli altri ammortizzatori sociali.

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