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ARTICOLO 18/ Benvenuto: i sindacati regalano la vittoria a Renzi

Bonanni, Angeletti e Camusso (Infophoto) Bonanni, Angeletti e Camusso (Infophoto)

No. Bonanni doveva lasciare a metà del prossimo anno, ma si è reso conto che essendo in uscita non aveva l’autorevolezza di un segretario con tutto il mandato di fronte a sé. È nella natura delle cose che un sindacalista a un certo punto passi la mano, come in passato è accaduto anche a me.

 

Renzi ha ricordato che i sindacati non sono tenuti ad applicare l’articolo 18. Non è un paradosso?

Non sono solo i sindacati a non applicarlo, ma anche Confindustria e i partiti. In queste realtà non c’è un rapporto tra dipendente e datore di lavoro come in un’impresa, ma una situazione per cui chi lavora per una determinata organizzazione ha anche incarichi di responsabilità al suo interno. Questa quindi è una norma ragionevole.

 

Nel 1985 il Cnel, di cui faceva parte Luciano Lama, segretario della Cgil, propose a maggioranza di rivedere l’articolo 18. Perché allora la Cgil era disposta a una riforma mentre oggi quella stessa norma è diventata intoccabile?

Allora il Cnel aveva un grande ruolo nel nostro Paese. L’ipotesi formulata, che poi sia il governo sia gli stessi imprenditori lasciarono cadere, prevedeva che l’articolo 18 fosse adattato a nuove realtà. L’obiettivo era una modernizzazione di questa norma dello Statuto dei Lavoratori, e si chiedeva in cambio che i sindacati potessero controllare quanto avveniva nelle fabbriche, attraverso una sorta di “cogestione” come avveniva in Germania. Quell’accordo prevedeva dunque un’attenuazione dell’articolo 18 e nello stesso tempo che in Italia si introducesse il meccanismo della partecipazione.

 

(Pietro Vernizzi)

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