BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

MILLE ASILI?/ Prima di "parcheggiare" i bambini è meglio far lavorare le donne

Infophoto Infophoto

Secondo l’Oecd Family Database aggiornato al maggio di quest’anno, il numero di settimane complessive di congedo obbligatorio e facoltativo a cui ha diritto una madre italiana secondo il cosiddetto “full-rate equivalent” (ottenuto cioè partendo dal periodo a stipendio ridotto, e calcolando a quante settimane a stipendio pieno equivalga), sono appena 25, contro le  32 norvegesi, le 35 tedesche, le 48 svedesi, le 42 finlandesi. Sempre per l’Oecd, nel 2009 l’Italia spendeva per i congedi obbligatori e facoltativi  per ciascun bambino appena sotto il 20% del Pil pro capite: meno della Spagna, della Francia, della Germania, della Gran Bretagna, della Norvegia, della Svezia, della Finlandia, ma anche della Repubblica Ceca, dell’Ungheria, dell’Islanda…

Per finire con la possibile istituzione di un “buono infanzia” universale, sul modello dell’assegno tedesco denominato Betreuungsgeld del quale abbiamo già parlato su queste pagine. Invece di essere semplicemente destinato ai genitori che decidono di occuparsi personalmente dei figli, dovrebbe essere pensato come un sostegno alla famiglia, che può decidere liberamente se destinarlo a coprire in parte la differenza tra la retta di un nido privato e quella di uno pubblico, oppure la retribuzione di una baby-sitter, o ancora a compensare le mancate entrate familiari nel caso in cui uno dei due genitori abbia deciso di fruire del congedo parentale... Uno strumento flessibile, insomma, su misura di un’esigenza che cambia nel tempo e da famiglia a famiglia. La consistenza del sussidio è decisiva per evitare la ricaduta in un modello statalista e assistenziale: un intervento mirato e contenuto deve limitarsi a creare le condizioni per favorire la scelta tra le varie opzioni, senza rendere l’una smaccatamente più conveniente dell’altra (il che vorrebbe dire, di nuovo, che lo Stato si sostituirebbe a chi è chiamato a scegliere, vale a dire la famiglia).

La vera difficoltà non sta nel pianificare e realizzare questi interventi, la cui fattibilità economica è pari, se non superiore, rispetto a quella dei mille asili nido di Renzi. Secondo l’ultimo annuario Istat del 2013, in Italia ci sono circa un milione e 600mila abitanti sotto i tre anni: se si puntasse a coprire con le misure di conciliazione almeno il 33% di essi - così come accadrebbe, secondo il piano del governo, per gli asili nido –, si tratterebbe di circa 540mila bambini. Con una spesa annua per ciascuno di essi di circa 2800 euro (quanto risulta dalla divisione di un miliardo e mezzo per il loro numero), e considerando la propensione di ciascuna famiglia ad avvalersi dell’una o dell’altra misura, ci sarebbe ampio margine per percorrere le soluzioni alternative che abbiamo prospettato a puro titolo esemplificativo.

Ma la vera difficoltà è favorire il cambiamento, è contemplare la possibilità di preferenze diverse in momenti diversi, è abbracciare la flessibilità, in nome della libertà di scelta. Mentre, si sa, un asilo nido è per sempre: rigido e immobile, come le politiche di conciliazione di uno Stato dirigista che malgrado tutto non cambia ancora verso. 

© Riproduzione Riservata.