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Lavoro

MILLE ASILI?/ Prima di "parcheggiare" i bambini è meglio far lavorare le donne

Circa mille asili nido in tre anni, secondo l’annuncio di Matteo Renzi. In realtà, esisterebbero tanti modi per mettere le donne in condizione di lavorare meglio. PAOLA LIBERACE

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Quante cose si possono fare con un miliardo e mezzo all’anno? Davvero tante. Ad esempio, si possono aprire tanti asili nido pubblici: circa mille, in circa tre anni, secondo l’annuncio del governo di Matteo Renzi, che ha insistito in particolare su questo tema durante la presentazione del programma governativo dei prossimi “mille giorni”.

In realtà, non si tratta di soli asili nido, ma anche di scuole dell’infanzia, essendo la fascia d’età interessata quella da 0 a 6 anni: ma si sa, parlare di nidi, in un paese come il nostro, con una percentuale di partecipazione femminile al lavoro tra le più basse d’Europa, fa decisamente più notizia. Cos’altro si potrebbe fare con un miliardo e mezzo all’anno? Per esempio, approntare un piano nazionale alternativo per la conciliazione tra famiglia e lavoro, che invece di intervenire sulla vita di genitori e figli si concentri sul miglioramento dell’organizzazione professionale; un piano che, in altre parole, non contempli come unica possibilità l’affidamento dei neonati (sì, perché tali sono gli ospiti dei nidi) a terzi e la delega del loro accudimento sin dalla prima infanzia, magari allo Stato.

Qualche esempio concreto? Si potrebbe partire dallo smart working, che malgrado i proclami governativi resta ancora tutto da esplorare. La disponibilità ormai universale di strumenti di collaborazione a distanza, uniti ai costi estremamente ridotti sia per quanto riguarda l’hardware che il software, fanno sì che la necessaria dotazione di dispositivi professionali per il lavoratore a distanza, un potenziale fattore bloccante per l’allargamento del telelavoro, rappresenti ormai un tema del tutto secondario. Di più, gli stessi dispositivi personali sono ormai utilizzabili – e largamente utilizzati – anche a scopi lavorativi, secondo la filosofia del bring your own device (BYOD).

La via maestra è dunque quella di promuovere attraverso una fiscalità agevolata per le imprese, partendo da quelle che operano nel settore dei servizi, che sempre secondo l’Istat impiegano nel 2011 il 67% della forza lavoro attiva, e per le quali è più agevolmente ipotizzabile la transizione da un’organizzazione fondata sulla presenza a una fondata sul rendimento. Lo stesso tipo di strumento potrebbe essere utilizzato per incentivare l’accoglimento da parte delle imprese delle domande di passaggio dal tempo pieno al part-time, compatibile con una varietà di professioni ancora più ampia: in entrambi i casi, il vantaggio fiscale dovrebbe essere progressivo in ragione della crescente percentuale di modifica del regime lavorativo.

Ancora, si dovrebbe proseguire con l’estensione del congedo parentale fruibile da entrambi i genitori, naturalmente sempre su base volontaria, sull’esempio di altri paesi europei – dei quali vengono spesso e volentieri ricordate le migliori performances in tema di copertura dei nidi, ma che ci superano anche e soprattutto nel campo delle altre misure di conciliazione.