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I NUMERI/ Se un'impresa su 5 taglia i dipendenti è solo colpa nostra

Una piccola e media impresa su cinque prepara tagli di dipendenti al rientro dalle ferie, con livelli fino al 30% per quanto riguarda le micro imprese. LUIGINO BRUNI

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Una piccola e media impresa su cinque prepara tagli di dipendenti al rientro dalle ferie, con livelli fino al 30% per quanto riguarda le micro imprese. A rivelarlo è una ricerca realizzata da Adnkronos, da cui si scopre che il 19% delle aziende rivela che ridurrà il numero dei suoi lavoratori nei prossimi tre mesi. Nello stesso tempo però esistono professionalità sempre più difficili da trovare, e che riguardano analisti e progettisti di software (37,7%), programmatori (31,2%), ingegneri energetici e meccanici (28,1%). Ne abbiamo parlato con Luigino Bruni, professore di Economia politica nell’Università di Milano-Bicocca.

Una Pmi su cinque taglierà dei posti di lavoro. Come valuta questo dato?

Lo considero preoccupante, perché conferma il fatto che continuiamo a perdere in termini di impiego e ad assistere a imprese che chiudono. Una ripresa del lavoro in Italia è ancora molto lontana, e ciò è conseguenza di un sistema obsoleto da ormai 25-30 anni. Non siamo più in grado di innovare, abbiamo creato lavoro con manifattura a bassa produttività, e oggi ne paghiamo le conseguenze. Avremo un calo di occupazione per un periodo di tempo ancora lungo, e la vera causa non è innanzitutto la crisi finanziaria ma enormi problemi interni. Dobbiamo prendere atto del fatto che la crisi occupazionale in Italia durerà molto a lungo.

Intanto però mancano informatici, programmatori e ingegneri. Perché?

Questo dato conferma che in Italia esiste uno scollamento tra scuola e università da un lato e mondo del lavoro dall’altra. Corsi di laurea e master sono aperti sulla base dei professori disponibili, e non sulla base di ciò che serve al Paese. Dobbiamo riallineare il nostro sistema formativo. Per molto tempo, mentre il mondo dell’economia era molto veloce per la globalizzazione, noi non abbiamo innovato. Non è del resto un caso che manchino tecnici informatici e ingegneri, che sono le figure più utili per rendere le imprese competitive soprattutto in un settore chiave come l’Information Technology.

Dobbiamo aspettarci una disoccupazione che continuerà a crescere?

Se il nostro obiettivo è dimostrare che guadagneremo qualche frazione di punto percentuale per creare ottimismo ci possiamo sempre riuscire. Non dobbiamo però dimenticarci di due dati di fatto macroscopici. Il primo è che andiamo verso tagli al settore pubblico, e questo vorrà dire posti di lavoro in meno. Il secondo è che il settore privato è in condizioni disastrate e sta facendo molta fatica. E’ quindi molto difficile dire dove andremo a cercare lavoro nei prossimi anni. Dobbiamo tutelare i posti di lavoro che ancora ci sono, e che non sono solo turismo, arte e cultura. Stanno nascendo posti di lavoro nell’agricoltura, nell’edilizia e nei servizi. Dobbiamo fare più sistema, ma ciò che mi aspetto sono anni ancora difficili.

Secondo lei per ripartire ci occorre più fiducia?


COMMENTI
09/09/2014 - Questo è vero realismo! (Luigi PATRINI)

Magnifico esempio di "realismo" cristiano quello che ci dà il prof. Bruni. Ha proprio ragione!