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2015/ Renzi "si gioca il posto" con il Jobs Act

Sicuramente il 2015 sarà l'anno del Jobs Act. Sarà, infatti, il tempo in cui la legge delega inizierà a operare secondo le direttive di Renzi, come ricorda GIANCAMILLO PALMERINI

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Lucio Dalla ci parla, era il 1979, in una, probabilmente, delle sue più belle canzoni delle speranze per l'anno che verrà. Una sorta di lettera a un "caro amico" che, purtroppo, non potrà vedere l'anno che sta arrivando. Si immagina, così, un mondo fantastico e meraviglioso in cui ci sarà da mangiare e luce tutto l'anno, anche i muti potranno parlare mentre i sordi già lo fanno.

In questo mondo immaginifico si farà l'amore ognuno come ci va e anche i preti potranno sposarsi, ma soltanto a una certa età. Senza grandi disturbi qualcuno sparirà, saranno, forse, i troppo furbi e, sarebbe quasi auspicabile, i cretini di ogni età. Più prosaicamente, ahimè, sicuramente, l'anno che verrà sarà l'anno del Jobs Act e della Agenda sociale europea così come declinata dalla nuova Commissione Juncker.

Sarà, infatti, il tempo in cui la legge delega inizierà a operare, anche attraverso l'approvazione di una vasta gamma di decreti attuativi, e il riformismo renziano sarà chiamato alla prova del fuoco e si dovrebbe così capire se l'acceso dibattito sull'articolo 18 degli ultimi mesi, non si sa quanto producente e, talvolta, stucchevole, abbia avuto una ragion d'essere e se fosse questa norma, superata dai fatti e dalla storia, il vero, e il principale, problema per la creazione del lavoro in Italia.

Il nostro Paese, infatti, cerca e ha bisogno, disperatamente, di fiducia in se stesso e nel futuro come registra, puntualmente, l'istituto nazionale di statistica. Ad esempio, ma il dato registra bene le aspettative verso il futuro, le valutazioni sull'opportunità di acquisto di beni durevoli mostrano un peggioramento: il saldo passa a -89 da -79. 

L'indice, insomma, del clima di fiducia dei cittadini-consumatori è diminuito, complessivamente, a dicembre 2014 rispetto al mese precedente e il peggioramento riguarda, ahimè, sia la componente economica che quella personale.

È questa, probabilmente, la vera sfida che il governo si deve porre come prioritaria, attraverso i diversi interventi normativi, ma non solo: ridare fiducia e speranza a un Paese che sembra essersi, in qualche modo, seduto in attesa di un novello Godot.