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Lavoro

SPILLO/ Jobs Act, la riforma "cancellata" da Renzi

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I primi due decreti attuativi, relativi al contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti e alla nuova Aspi, sono stati approvati dal Consiglio dei Ministri il 24 dicembre ed entro un mese (durante il quale potranno essere modificati) entreranno in vigore. Tanto si è scritto sui possibili contenuti di questi decreti prima della loro approvazione e, ancora una volta, fortissime sono state le tensioni e le opposizioni (si pensi, su tutti, allo sciopero generale di Cgil e Uil del 12 dicembre).

La versione definitiva e ufficiale dei decreti segna (per ora) una vittoria politica degli oppositori del disegno riformistico originale di Renzi: non c'è certamente alcun superamento reale dell'articolo 18, né possibileopting out del datore di lavoro (scelta unilaterale di pagamento di un'indennità maggiorata in luogo del reintegro stabilito dal giudice), né sostegno alla contrattazione anche in deroga in sede aziendale, né alcun collegamento con interventi su scuola e università.

Insomma, il percorso del capitolo principale del Jobs Act è stato "in discesa": non tanto per quanto concerne la durezza dello scontro (anzi), quanto a riguardo della forza di cambiamento dei contenuti, decisamente più annacquati rispetto a quanto era stato premesso e promesso.

È iniziato il 2015: cosa aspettarci? Il mercato del lavoro italiano in questo anno non ha vissuto alcun "cambio di verso". E quindi c'è ancor più bisogno di prima di un'inversione di rotta. Quel che risulta più sgradevole nella lettura dei primi due decreti attuativi del Jobs Act non riguarda tanto le soluzioni tecniche approvate (a fianco di scelte deludenti vi sono anche luci, in primis la nuova conciliazione e il contratto a tutele crescenti), quanto il metodo adottato, ovvero la prevalenza del compromesso (tutto interno a uno stesso schieramento politico e culturale) sui contenuti e quindi della stabilità politica sull'efficacia delle riforme.

I capitoli della legge delega e dei decreti sono cambiati più volte senza una particolare coerenza, come se il disegno di fondo fosse il salvataggio di capra e cavoli e non il coraggio di perseguire decisioni coerenti con una visione di cosa serva al Paese per uscire dal pantano, indipendentemente dall'esattezza o meno del progetto.

La speranza è che il Governo, già a partire dai prossimi decreti delegati del Jobs Act (almeno tre, da approvarsi entro inizio giugno 2015), riacquisti il coraggio contenuto nei propositi di inizio mandato, poiché, come ha ricordato il Presidente Napolitano nel suo discorso, il mercato del lavoro italiano, in particolare quello giovanile, non può essere schiavo dei tatticismi politici.

@EMassagli

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