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JOBS ACT/ Poletti: una riforma contro i furbetti

Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti (Infophoto) Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti (Infophoto)

In particolare, diventa fondamentale quello che secondo il ministro è il cuore del Jobs Act: gli strumenti di politica attiva del lavoro. Sempre di più infatti, come ha evidenziato Mario Mezzanzanica, curatore del Rapporto della Fondazione Obiettivo Lavoro, le imprese più dinamiche ricercano i loro lavoratori via web e si rivolgono a persone meglio qualificate. Il Rapporto mette in luce inoltre il fatto che le imprese italiane ad elevato contenuto tecnologico e di conoscenza, caratterizzate da una maggiore redditività, maggiore efficienza e da una posizione finanziaria più florida, a causa della rigidità del mercato “tendono ad incrementare l’occupazione meno che proporzionalmente temendo di non poter fare il percorso inverso durante le fasi congiunturali avverse”.

Si capisce perciò – osserva Giorgio Vittadini, presidente Fondazione Obiettivo Lavoro, che “la strada verso politiche attive del lavoro è obbligata e che esse non possono che nascere da una conoscenza più approfondita del mercato del lavoro, delle caratteristiche delle imprese, dell’offerta formativa. Non ha più senso pensare a politiche generaliste”. In questo quadro – conclude Vittadini - diventano fondamentali le agenzie, finora definite interinali, oggi sempre più player globali nel campo dell’occupazione a riguardo del ricollocamento di dirigenti o blu collar, della loro formazione permanente, della ricerca di figure specializzate per le imprese. Le imprese private non possono farne a meno nelle loro strategie occupazionali, e le politiche pubbliche sono molto più efficaci se concepite con la loro collaborazione.

 

(Silvia Becciu)

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