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Lavoro

SPILLO/ Camusso e Landini, la "marcatura" che uccide il sindacato

Il sindacato italiano si trova di fronte a un momento difficile, in cui deve necessariamente cambiare pelle e affrontare nuove sfide, come ricorda GIUSEPPE SABELLA

Maurizio Landini e Susanna Camusso (Infophoto)Maurizio Landini e Susanna Camusso (Infophoto)

È sempre più attuale il tema del futuro della contrattazione collettiva e della rappresentanza. Le Parti sociali stanno da tempo lavorando su un nuovo modello contrattuale e su un'intesa che determinerà i futuri nuovi assetti ed equilibri anche al loro interno, nella fattispecie tra le Confederazioni e le Federazioni. Non c'è dubbio che oggi più che mai, in un'ottica di crescita, è sempre più difficile individuare standard contrattuali e, anche, di modalità contrattuali. Al di là di evidenti diversità nel lavoro e nell'organizzazione del lavoro, non in tutti i settori c'è lo stesso livello di partecipazione, cosa che - naturalmente - incide sul risultato. 

Per fare degli esempi, la partecipazione registrata sino a oggi nel settore della chimica ha prodotto i risultati migliori - per esempio, in termini di flessibilità, di innovazione e di competitività - che il sistema delle relazioni industriali è stato capace di produrre in Italia. Pensiamo, invece, alla metalmeccanica - settore a dire il vero un po' ruspante in tutta Europa - ed è evidente quanto la conflittualità insita in questo settore non sia solamente problematica dal punto di vista della gestione dei rapporti, ma in relazione allo stesso risultato della negoziazione sindacale, vale a dire il contratto.

Gli effetti delle dinamiche inflattive stanno poi stressando le Parti anche perché in alcuni casi - come ricordato di recente su queste pagine - sono i lavoratori che devono restituire denari alle imprese. In poche parole, una situazione mai vista per effetto della grande crisi economica, che chiede oggi al sindacato di riproporsi e di riposizionarsi completamente all'interno del mercato e del sistema economico.

Il ruolo "politico" del sindacato sarà fortemente limitato anche perché, vien da chiedersi oggi quando gli interessi di lavoratori e imprese sono sempre più coincidenti, quale beneficio porti la tripartizione sindacale. Esiste forse una tripartizione del diritto del lavoro? È sempre più stringente il tema di una proposta sindacale vera, all'altezza della situazione. A questo proposito, lo stesso Pd - per anni legato al sindacato della Cgil - si è al momento piuttosto smarcato dall'organizzazione guidata da Susanna Camusso. E non c'è dubbio che questo smarcamento, se durerà, darà origine a un rapporto più interessante tra il sistema confederale e lo stesso Governo, cosa che a sua volta può dare benefici all'intero sistema economico.

Certamente le parti sono chiamate a una nuova proposta, senza la quale gli smarcamenti sono fini a sé stessi. Lo stesso Jobs Act, introducendo una soluzione della regolazione del rapporto di lavoro che indubbiamente promuoverà stabilità, segna un nuovo inizio.