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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2015/ Da Germania e Singapore la flessibilità che serve all'Italia

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Quando lavoravo per la Banca Mondiale ho contribuito a mettere in piedi il sistema previdenziale di Singapore e Hong Kong. In questi Paesi un cittadino è incoraggiato a lavorare fino a 90 anni, ma gli è consentito andare in pensione dai 50 anni in poi. Per chi resta al lavoro dopo i 70 anni sono riservate mansioni adatte a un anziano, per esempio come maestro d’asilo o insegnante, spesso per poche ore a settimana e con un lavoro semivolontario retribuito in base alle ore svolte.

 

E per chi va in pensione a 50 anni?

Una persona che sceglie di ritirarsi a 50 anni prenderà una pensione più bassa, e se lo desidera potrà svolgere un altro lavoro anche completamente diverso da quello che aveva fatto fino a quel momento. È a queste soluzioni che dobbiamo guardare anche in l’Italia, e non ad altre misure come al sistema “quota 100” proposta da Cesare Damiano. Il punto è che le persone vanno lasciate libere di scegliere, e poi le pensioni devono essere più o meno alte in base all’età in cui si ritirano dal lavoro.

 

Secondo l’Ocse, la media delle pensioni in Italia è particolarmente bassa. Per quale motivo?

Le pensioni basse sono in larga parte quelle di persone che non hanno mai versato contributi, e che dovrebbero gravare in larga parte sull’erario anziché sul sistema previdenziale. L’Inps è semplicemente un ufficiale pagatore, e quelle di chi riceve 500-600 euro al mese sono in larga parte pensioni sociali. Si tratta cioè di cittadini che non hanno contribuito abbastanza per arrivare a un minimo previdenziale decente. Questa è assistenza, non previdenza, e le due cose andrebbero distinte.

 

(Pietro Vernizzi)

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