BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

RIFORMA PENSIONI 2015/ Da Germania e Singapore la flessibilità che serve all'Italia

Per una riforma delle pensioni nel 2015 può essere utile guardare al sistema vigente in Germania o in paesi come Singapore e Hong Kong. GIUSEPPE PENNISI ci spiega perché

Infophoto Infophoto

Occorre una maggiore flessibilità per quanto riguarda l’età a cui consentire alle persone di ritirarsi dal lavoro, o “rischiamo di avere un problema sociale”. Lo ha detto Giuliano Poletti, ministro del Welfare, dopo che la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il referendum contro la legge Fornero proposto dalla Lega nord. Per Poletti, “noi sappiamo che esiste un problema che riguarda in particolare quelle persone che sono vicine alla pensione e che nella situazione attuale di difficoltà hanno perso o possono perdere il posto e non hanno la copertura di ammortizzatori sociali sufficiente fino a maturare la pensione”. Il ministro ha quindi aggiunto: “Credo che qui uno strumento flessibile che aiuti queste persone a raggiungere i requisiti bisognerà sicuramente produrlo”. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Pennisi, consigliere del Cnel e professore all’Università Europea di Roma e alla Unilink.

Perché il sistema previdenziale italiano ha bisogno di questi continui aggiustamenti e modifiche?

Tutti questi problemi non ci sarebbero stati se nel 1995, quando fu approvata la riforma Dini, si fosse stabilito un periodo di transizione di tre anni simile a quello adottato dal governo svedese in circostanze molto simili alle nostre. In Italia invece il periodo di transizione fu allungato a 18 anni su richiesta dei sindacati, in particolare perché l’intera dirigenza sindacale non avrebbe potuto godere delle ricche pensioni retributive in quanto per tanti anni non aveva pagato i contributi. Questi ultimi erano stati sanati grazie alla legge Mosca che riguardava partiti, sindacati, organizzazioni non governative e volontariato, il tutto ovviamente a carico dell’erario.

Veniamo all’attualità. È giusto costringere un muratore o un minatore ad andare in pensione a 67 anni?

Mentre nel pubblico impiego si va in pensione dopo 40 anni di contributi, a prescindere dall’età, nel privato è possibile farlo raggiunti i 67 anni. Ciò in apparenza è uguale a quanto è avvenuto in Germania, dove l’età pensionabile è stata spostata prima da 60 a 65 anni e poi a 67 anni. Nello stesso tempo però i tedeschi hanno previsto un sistema di pensionamento flessibile, rendendo possibile ritirarsi dal lavoro dopo i 60 anni con una penalizzazione diversa a seconda dell’età a cui si va in pensione. Chi smette di lavorare a 60 anni prende un assegno inferiore rispetto a chi lo fa a 67. Questo è un sistema più semplice rispetto al sistema di prestiti previsto dal ministro Poletti, e che estenderei anche a chi vuole andare in pensione a 55 anni.

Secondo lei, verso quale sistema stiamo andando?

Andiamo verso un sistema più flessibile, e sarà possibile andare in pensione prima per poi svolgere lavori part-time, collaborazioni o occuparsi di cose che uno non ha mai fatto prima.

A parte la Germania, a quali altri modelli può guardare l’Italia?