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Lavoro

JOBS ACT/ L'agenzia che può "cancellare" i privilegi dei lavoratori statali

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Ha ragione Francesco Giubileo che, recentemente su queste pagine, ha segnalato il pericolo di una agenzia mostro. Ciò che serve non è un carrozzone che assorbe tutti i servizi territoriali e dall'alto determini il funzionamento dei servizi con un unico modello. Può essere però la svolta attesa da tempo se l'Agenzia unica diventa il centro propulsore di procedure comuni, programmazione di obiettivi generali, sede di elaborazione di costi standard, sistema di valutazione degli obiettivi raggiunti a ogni livello, dotazione di strumenti comuni per la gestione dei servizi, capacità di realizzare una rete di servizi pubblici e privati valutati e pagati a raggiungimento di obiettivi.

La fallimentare esperienza del programma Garanzia Giovani indica sicuramente una strada da non ripercorrere. È mancata completamente la capacità di coinvolgere i livelli regionali e territoriali intorno a obiettivi chiari da raggiungere e quindi si è nell'impossibilità di operare una valutazione dei risultati. Ripensare i servizi al lavoro, e quindi al modello di Agenzia che può coordinarli, chiede di ridisegnare i servizi a partire dalla centralità della persona e del suo bisogno di lavoro.

Il processo di occupabilità che va offerto - supportato da risorse che garantiscono i servizi e il sostegno al reddito - deve vedere in una nuova occupazione il risultato cui corrisponda per l'operatore pubblico o privato, che ha seguito il percorso, un riconoscimento economico che copra i costi e riconosca un risultato a processo concluso.

Partendo dalla persona e dai suoi bisogni, lasciando libertà di scelta rispetto a operatori pubblici o accreditati, compito nazionale è fissare obiettivi, fornire una rete dati di conoscenza (le Comunicazioni obbligatorie sono essenziali per le politiche attive territoriali); le istituzioni territoriali potranno poi sviluppare eccellenze nella collaborazione locale fra operatori pubblici e privati, essendo chiare le risorse disponibili e gli obiettivi da raggiungere.

Le molte esperienze positive sviluppate in questi anni in Lombardia fanno emergere che non vi è bisogno di una agenzia carrozzone ma di un riferimento centrale di coordinamento, programmazione e valutazione. Comuni, provincie, sindacati, reti sociali e Terzo settore possono partecipare alla governance e al processo di programmazione, ma è nella loro capacità di realizzazione di reti virtuose sul territorio che misurano la capacità pratica di proporre soluzioni vantaggiose per tutti.

La Pa chiede oggi soluzioni simili. La riorganizzazione dovuta al superamento delle provincie pone un problema simile a quello di molte crisi aziendali con in più il vincolo di non creare licenziamenti. Non sarebbe un importante avvio per nuovi servizi al lavoro? Non per gonfiare uffici inutili di nuovo personale, ma per sperimentare realmente che difendere il lavoro non è tenere il posto inutile e improduttivo, ma favorire i passaggi da lavoro a lavoro sviluppando nuove opportunità occupazionali.

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COMMENTI
09/01/2015 - commento (francesco taddei)

in italia esistono ancora le corporazioni medievali, grazie ad una costituzione medievale. faremo un bel tuffo nel baratro. l'unico augurio che possiamo farci è che il botto sia così grande da frantumare queste corporazioni e non vedere più i loro capi.