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RIFORMA PENSIONI 2015/ "L'altra versione" della flessibilità per evitare le penalizzazioni

Tito Boeri (Infophoto) Tito Boeri (Infophoto)

Poi il passaggio di Baretta, che ha confermato, ora, quanto si diceva anni fa, anche se Damiano tace. Tace pensando come attestare i sacchetti di sabbia a protezione delle commissioni Lavoro e delle soglie 97e 41, un po' come essere sul Piave, mentre Sacconi lo accompagna a distanza di partito, ritenendo che sia bastata una sola volta parlare del tema. Infine, l'ultimo passaggio, quello più stimolante: apparso su Il Messaggero del 27 settembre in un lungo servizio su quanto è già all'attenzione di tutti, e dove un occhiello richiamava a "l'altra proposta" a una "altra versione" di intervento per la flessibilità attesa.

Qual è quest'altra versione misteriosa? I punti per svelarla sono pochi, ma nella pochezza sono significativi e molto vicini alla proposta che già si avanzò tempo addietro, perché in questo caso danno più luce sul luogo comune che una penalizzazione sic et simpliciter vale una copertura dei costi. Ma l'importanza non è nella replica, o nell'adozione a ricalco della stessa proposta, bensì nella comprensione e nella condivisione dei principi. Vediamo.

Padoan ha chiarito che la riforma non può essere a costo zero. La ragione è semplice. Nei conti economici nazionali è previsto che l'Inps incassi un certo numero di contributi e paghi un certo numero di pensioni. Se l'età per lasciare il servizio viene anticipata, l'Inps dovrà pagare da subito più pensioni incassando meno contributi in modo duplice: quelli per gli anni mancanti alla vecchiaia e quelli che i pensionati, in quanto tali, non devono più pagare. Altro minus per un sistema previdenziale a ripartizione. E ripeto questo vale anche se sugli assegni previdenziali viene applicata una penalizzazione, la quale comunque trova un suo limite sociale ed economico

Infatti i pensionandi, esodati o meno (qualifica non indifferente quando si tratti degli uni o degli altri), uscendo prima versano meno contributi (elementare Watson, direbbe Holmes) e non contribuiscono per quanto necessario al pagamento delle loro stesse pensioni. Da qui la penalizzazione, che non copre (varrebbe la pena dire "Ehi, la Regina è nuda!"), perché oltre a costare per i beneficiari direttamente rappresenta un costo indiretto per il sistema, in quanto non centra l'obiettivo di non far gravare sul sistema previdenziale la flessibilità, come atteso dall'Ue e come i suoi fautori hanno sempre sostenuto. In verità non potendo superare le forche caudine di una Commissione europea molto meno flessibile della flessibilità cercata, va fatto un altro possibile percorso.

E se i lavoratori in prossima uscita versassero invece i contributi per riscattarsi gli anni che mancano? Sono contributi calcolati attuarialmente dall'Inps e dovuti per quegli anni che (calcolati sotto regime contributivo ) vanno - per flessibilità - dalla data di uscita per la pensione anticipata alla data da cui decorre la pensione di vecchiaia. Ergo Inps e quindi Stato incasserebbero i contributi, invece di esserne privati. Li incasserebbero favorendo la flessibilità e la volontarietà, cioè la possibilità di accedere alla pensione anticipata a partire da una certa data soglia e con un certo numero fisso di contributi appartenenti a quella soglia. 


COMMENTI
05/10/2015 - risposta a Fallini (cardarelli mario)

Comprendo che possa essere ritenuta un'idea strampalata come la definisce Lei (sulla quale da tempo si è richiesto a tutti i dicasteri competenti ed all'Inps un'accurata verifica di bontà o meno) ma è la sola che avrebbe un percorso possibile nello scenario che ha delineato alla pari di quello che ha portato alle considerazioni di Francesco Giubileo. Segnalo solo, come ho sottolineato più volte, che lo status ordinario previdenziale è la pensione di vecchiaia. Quella di anzianità, e cito sempre Giubileo, non è fondata su un principio errato ma su una scelta poltica ed i problemi che può aver creato è cosa ha determinato quella scelta politica. Pagare noi? Forse per il riscatto degli anni di laurea o di servizio militare che passano poi per anni di contributi effettivi qualcuno non paga ?

 
03/10/2015 - Pure pagare?? (marco falini)

Questa idea, senza offesa, mi pare davvero strampalata. Uno a 60 anni dopo aver lavorato 35-40 anni e versato contributi netti dovrebbe pagare tutto e subito di tasca sua altri soldi netti per poi ricevere una pensione lorda....forse...se il sistema mondiale finanziario non salta nel frattempo. No ma dico, uno dovrebbe essere cosi' scemo, dopo aver visto gente andare in pensione a 40 anni ed essersi ammazzato di lavoro, di regalare anche i pochi risparmi ai baby pensionati, falsi invalidi, nonche' banche ed industriali tedeschi, utilizzatori finali delle tasse degli italiani, privati della moneta sovrana e per questo costretti a lavorare fino all'ultimo giorno. Come al solito si tace sul fatto che i contributi versati netti dai lavoratori attivi superano le pensioni nette erogate. Il saldo positivo, va a finire nel calderone dello Stato, cioe'anche a pagare gli interessi sul debito pubblico farlocco( vedere quello che succede in gran bretagna: fa comprare il debito pubblico dalla banca centrale e lo annulla, tanto e' tutta carta straccia senza retrostante).