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RIFORMA PENSIONI 2015/ "L'altra versione" della flessibilità per evitare le penalizzazioni

Per MARIO CARDARELLI, il traguardo di un cambiamento della legge Fornero si fa sempre più vicino, grazie anche a degli accorgimenti che si possono fare sulla flessibilità

Tito Boeri (Infophoto) Tito Boeri (Infophoto)

A seguito di quanto si era creato con il problema esodati, e per quanto conosciuto del quadro congiunturale cui insisteva una disoccupazione giovanile - a dire il vero già quasi connotata - da fattori strutturali, nel 2013 si decise di affrontare un problema. Era la pressione il problema - per il quale bisogna anche comprenderli questi politici (governanti o meno), questi manager (capaci o meno), questi sindacalisti (impegnati sinceramente o meno), più di altri (sicuramente professori, economisti o no) in poche parole classe dirigente.

Tutti - sottoposti a un cumulo di pressione distribuita in più pressioni e spesso investiti da numeri e cause dei numeri in grado di provocare un eccesso d'interventi di autorità o un inebetimento paralizzante - ponevano come soluzione del galoppante problema della disoccupazione giovanile la scorciatoia del "togliamo i vecchi e mettiamo giovani", ignari che poi qualche tabella Istat, un pochino più approfondita, avrebbe permesso di gridare "il Re è nudo".

Mi si perdoni, ma si deve riconoscere che un giudizio positivo richiede che almeno i numeri siano sani, anche se il metodo è insano, visto nella globalità di scenario nazionale. Si sostenne allora che si trattava di un approccio guidato dal risparmio dei costi, ma così raffazzonato da avere vita corta, soprattutto perché il "gioco delle tre carte" è, e resta sempre, emergenziale. Mentre è da un Sistema-Paese serio che nasce la vera occupazione ed è da un contesto normativo e gestionale adeguato del mercato del lavoro che nasce la buona occupazione. La squadra PP (Padoan e Poletti), per nostra fortuna, non ha abbandonato la linea della prudenza e quella dei numeri sani.

Perché questa lunga premessa? Perché quando si scrisse "riformare la riforma" (si veda, per ultimo, questo articolo pubblicato su queste pagine) si aveva ben presente quell'articolazione che lega il lavoro, oltre che all'istruzione, alla pensione. Un inizio di sfida non solo intellettuale, dove - volendo cimentarsi in fantasia - varrebbe anche inserire la previdenza, che collega come un filo rosso, sia per la sanità che per la quiescenza, i vari passaggi in una sorta di successione di cluster integrati tra di loro.

Ma restiamo sul tema. Se colleghiamo le sortite pubbliche dell'ultima settimana, weekend compreso, sulla flessibilità in uscita del mondo del lavoro (e soprattutto non le confrontiamo con quelle della settimana prima) ci accorgiamo che forse il traguardo è possibile. Si badi bene: possibile non significa che sia vicino. È comprensibile che tutti gli interessati ne chiedano l'immediatezza e che il Premier ne debba gestire politicamente i risvolti, con il passaggio di fatica e oneri ai dicasteri interessati. Ma va anche compreso che non va rifatto il cosiddetto "errore Fornero", assunto a fattispecie, anche se accompagnato alle dichiarazioni di gratitudine del Professor Monti. Insomma in sette giorni, e dopo l'audizione dei Ministri e le sortite di Renzi, si è iniziata a percepire un'aria diversa.

Per attestare questa sorta di cambio d'aria cito solo tre passaggi. Il primo, quello di Boeri, bravissimo ballerino di valzer: non ci sono più passi rigidi, formali e necessari, da scuola (ha archiviato il ricalcolo contributivo totale), ma basta mettersi sul ritmo o sulla melodia. Si può quindi fare "l'ultima riforma" mirando al patto tra generazioni, purché solidale. 


COMMENTI
05/10/2015 - risposta a Fallini (cardarelli mario)

Comprendo che possa essere ritenuta un'idea strampalata come la definisce Lei (sulla quale da tempo si è richiesto a tutti i dicasteri competenti ed all'Inps un'accurata verifica di bontà o meno) ma è la sola che avrebbe un percorso possibile nello scenario che ha delineato alla pari di quello che ha portato alle considerazioni di Francesco Giubileo. Segnalo solo, come ho sottolineato più volte, che lo status ordinario previdenziale è la pensione di vecchiaia. Quella di anzianità, e cito sempre Giubileo, non è fondata su un principio errato ma su una scelta poltica ed i problemi che può aver creato è cosa ha determinato quella scelta politica. Pagare noi? Forse per il riscatto degli anni di laurea o di servizio militare che passano poi per anni di contributi effettivi qualcuno non paga ?

 
03/10/2015 - Pure pagare?? (marco falini)

Questa idea, senza offesa, mi pare davvero strampalata. Uno a 60 anni dopo aver lavorato 35-40 anni e versato contributi netti dovrebbe pagare tutto e subito di tasca sua altri soldi netti per poi ricevere una pensione lorda....forse...se il sistema mondiale finanziario non salta nel frattempo. No ma dico, uno dovrebbe essere cosi' scemo, dopo aver visto gente andare in pensione a 40 anni ed essersi ammazzato di lavoro, di regalare anche i pochi risparmi ai baby pensionati, falsi invalidi, nonche' banche ed industriali tedeschi, utilizzatori finali delle tasse degli italiani, privati della moneta sovrana e per questo costretti a lavorare fino all'ultimo giorno. Come al solito si tace sul fatto che i contributi versati netti dai lavoratori attivi superano le pensioni nette erogate. Il saldo positivo, va a finire nel calderone dello Stato, cioe'anche a pagare gli interessi sul debito pubblico farlocco( vedere quello che succede in gran bretagna: fa comprare il debito pubblico dalla banca centrale e lo annulla, tanto e' tutta carta straccia senza retrostante).