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Lavoro

Riforma pensioni 2015 / Rizzetto, il governo di Matteo Renzi non vuole cambiare la Legge Fornero

Per WALTER RIZZETTO, il governo non approverà una riforma delle pensioni con la flessibilità perché non vuole cambiare la Legge Fornero, anche se nel lungo periodo consentirebbe un risparmio

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

«Il governo continua a rimandare l’intervento sulla flessibilità pensionistica perché non vuole fare nulla. Una scelta inspiegabile, perché nel lungo periodo consentirebbe un risparmio in termini di bilancio». È il commento di Walter Rizzetto, deputato del gruppo Alternativa libera formato da fuoriusciti dall’M5S e vicepresidente della commissione Lavoro. Martedì parlando della flessibilità pensionistica il premier Matteo Renzi aveva detto: “Sono pronto a chiuderla nel giro di pochi mesi ma non in modo raffazzonato. Sono molto preoccupato di non fare pasticci come in passato: faremo partire con l’Inps un grande lavoro di coinvolgimento degli interessati”.

Onorevole Rizzetto, l’intervento sulle pensioni è spostato di pochi mesi o rinviato a data da destinarsi? Ritengo che il governo continui a fare melina e a rimandare un provvedimento che evidentemente non vuole portare a termine. I numeri, i fondi e le proposte di legge ci sono. In commissione Lavoro alla Camera sono stati presentati almeno sei ddl. Abbiamo ragionato a fondo su numeri e conti. La flessibilità in uscita inizialmente sarebbe un peso per le casse dello Stato. Una volta però raggiunta una quota “zero”, cioè un’età di 66 anni, produrrebbe dei risparmi anche per il bilancio.

A questo punto che cosa accadrà? Sicuramente la flessibilità non sarà introdotta nei primi mesi del prossimo anno, ma neanche entro la legge di stabilità 2017. È una cosa che il governo non vuole fare, dimostrando di fatto che non intende cambiare la legge Fornero.

Il nodo sembra essere quello delle penalizzazioni. Secondo lei come va sciolto? L’intera commissione Lavoro della Camera ha trovato un accordo sulla proposta del presidente Cesare Damiano. Sulla base di quest’ultima si inizia ad andare in pensione a 62 anni con delle decurtazioni rispetto all’assegno mensile. Dai 62 ai 66 anni ci sarebbero delle uscite per quanto riguarda le casse dello Stato, ma considerata l’aspettativa di vita che arriva agli 82/83 anni ci sarebbero quasi altri 20 anni di risparmi. È chiaro che è una misura che per i primi anni costa.

Quanto verrebbe a costare? L’Inps ha quantificato questa misura in quattro-sei miliardi all’anno per i prossimi 20 anni. Ma costavano anche gli 80 euro, e lo stesso vale per l’Imu e lo sconto sul canone Rai. La buona politica mette le risorse giuste nel posto giusto e al momento giusto. Se Renzi pensa che sia più giusto togliere l’Imu anziché intervenire sulle pensioni, questa è una sua scelta. Ma resta il fatto che nell’arco di 20-25 anni con la flessibilità si produrrebbero dei risparmi di bilancio.

La flessibilità consentirebbe anche un ricambio generazionale?