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Riforma pensioni 2015/ Le "colpe" e i numeri mancanti sulla flessibilità

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Lo stesso parlamentare Rizzetto vicepresidente della commissione Lavoro della Camera, ospite di un'intervista su queste pagine, ne è un esempio quando cita i presupposti della linea portata avanti in libertà dalla Commissione ( e non solo da questa) nei confronti dei titolari di Economia e Lavoro, partendo dai conti "fatti e rifatti, noti, ecc.", ma dimenticando che in matematica, per fare le quadrature, il segno algebrico conta, eccome se conta. È vero che la politica è l'arte del possibile, ma è altrettanto vero che questa possibilità non può esplicarsi al di fuori di grandezze di bilancio, di coperture finanziarie o di azioni volte a soluzioni verificate e verificabili.

Si vuole che una misura necessaria e importante come la flessibilità generalizzata in uscita che faccia leva al turnover delle imprese incrementando l'occupazione giovanile, passi in carico alla fiscalità generale accorgendosi a conti fatti che la penalizzazione amplifica la riduzione del coefficiente di sostituzione che converte/trasforma l'assegno di fine mese in assegno pensionistico d'inizio mese, con il risultato di ridurre il potere d'acquisto dei pensanticipati (pens–ionati-anticipati)? Il tutto senza garanzia che l'aspettativa crescente di vita, anche questa citata come fattore di riequilibrio, diventi qualcos'altro sia per chi deve continuare a lavorare, sia per chi è già in pensione?

Nella libertà, abbiamo dei vincoli da rispettare. Il primo vincolo è quello di dati affidabili e veritieri: in poche parole la prima mina su cui saltò l'Incrociatore Inps… ma quanto a numeri di salvaguardia nemmeno le Commissioni con i loro questionari sembra che possano godere di navigazione tranquilla. Ed è proprio parlando di numeri che dissi che bisognava accorgersi che "il traguardo è possibile", perché sono i numeri a renderlo tale o meno. Ecco perché personalmente apprezzo interventi come quelli di Bottarelli e di Cazzola e sospiro ripensando alla loro bravura che mantengono un taglio giornalistico elevato, mentre io di numeri riescono a metterne solo nei saggi e poco negli articoli. Però mi si passi il fatto che anche le parole valgono soprattutto riferendosi all'espressione "Si badi bene possibile non significa che sia vicino". 

Tale traguardo lo si vuole oltre che possibile, anche vicino? Allora smettete di lanciare freccette da club a Renzi e chiedetegli invece, voi che avete il potere (in mezzo, come dice Rizzetto, ci sono partiti, commissioni, parlamentari, esperti, ecc.), di fare quello che chiesi già quasi tre anni fa: mettere Inps, Istat e Ragioneria Generale a fornire dati ed elaborazioni veritiere, affidabili, dati ed elaborazioni su cui innestare e da cui innescare il procedimento politico di Riforma. Come dissi, "il Re..ma anche la Regina non scherza…è nudo", quindi il tempo perso per porsi a confronto non è stato perso perché è stato tradito da Renzi. È stato perso perché l'ha perso un'intera classe dirigente e ora è bene che lo recuperino tutti: il 2016 non è così lontano… come l'età della pensione.

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