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Lavoro

Riforma pensioni 2015 / Damiano: così il Governo Renzi sta rinunciando a un risparmio per lo Stato

Per CESARE DAMIANO, il rinvio della flessibilità nella riforma delle pensioni è un errore perché, conti alla mano, si riesce a ottenere persino un risparmio per le casse dello Stato

Cesare DamianoCesare Damiano

“Siamo disponibili a esaminare anche le ipotesi di part time per gli over 63, pur sapendo che si tratta di una misura che non può essere considerata sostitutiva di un intervento strutturale sulla flessibilità”. Lo sottolinea Cesare Damiano (Pd), presidente della commissione Lavoro della Camera ed ex ministro del Welfare, dopo l’approvazione della legge di stabilità da parte del consiglio dei ministri. Per l’onorevole Damiano “sulla settima salvaguardia degli esodati la commissione Lavoro della Camera ha definito un testo che prevede la tutela di altri 26.000 lavoratori, con l’impiego dei risparmi delle precedenti salvaguardie. Va risolta la questione relativa alla Opzione Donna, attraverso la correzione della circolare restrittiva dell’Inps”.

Che cosa ne pensa della scelta del governo di rinviare l’approvazione della flessibilità pensionistica? Il rinvio è un errore.

Perché? Perché è da molto tempo che noi ragioniamo sul tema delle pensioni, e quindi siamo pronti ad affrontarlo.

E’ davvero qualche mese in più o in meno a fare la differenza? Naturalmente è meglio arrivare alla soluzione avendo ben chiaro qual è il problema. Io, Parente e Gnecchi abbiamo avanzato una proposta supportata dai conti: andare in pensione con l’anticipo a 62 anni, avendo 35 anni di contributi e pagando una penalizzazione del 2% l’anno. Con questo sistema si può tranquillamente arrivare a una soluzione che non comporta alcun problema dal punto di vista dei costi. Si tratta infatti di una soluzione che sta perfettamente in equilibrio.

Sì, ma ci sarebbe un costo iniziale… Questo costo iniziale per i primi quattro anni sarebbe largamente compensato da un risparmio di circa 19 anni, se noi consideriamo l’aspettativa di vita. Nel momento in cui, anziché andare in pensione con gli attuali 66 anni e 3 mesi, lo si facesse con quattro anni d’anticipo a 62 anni e 3 mesi, dai 66 agli 85 anni (l’attuale aspettativa di vita) queste persone rappresenterebbero un risparmio. Quindi ritengo che sia un’operazione che si può assolutamente fare.

Se c’è questo risparmio, perché il governo non vuole la flessibilità? Perché il governo è ancora legato al punto di vista dei conti europei sulla base dei quali si ritengono più importanti i primi anni di costo anziché gli altri 19 anni di risparmio. Prendiamo un contribuente che, andando in pensione a 66 anni e 3 mesi, prenderebbe un assegno da 1.100 euro netti, mentre anticipando a 62 anni e 3 mesi con il contributivo scende a 1.000 euro netti.

Qual è la sua proposta per quanto riguarda questo lavoratore?