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SINDACATI E POLITICA/ Le nuove "grane" per Confindustria, Cgil, Cisl e Uil

I chimici hanno firmato il rinnovo del contratto di categoria con elementi innovativi. Emergono sempre di più, spiega GIUSEPPE SABELLA, i problemi delle Confederazioni

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Ancora una volta - come preannunciavamo in un recente articolo - è la chimica a fare da apripista alle novità della contrattazione collettiva, da tempo in fase di stallo non solo per problemi a essa contingenti ma anche per le difficoltà che sono ricadute dal livello confederale a quello delle federazioni, ovvero il sindacato che fa i contratti.

Certo l’immaginario collettivo - quando si parla di sindacato - pensa a Susanna Camusso, ad Annamaria Furlan, a Carmelo Barbagallo; e, in questo momento, il sindacato non gode di una buona fama. Le confederazioni che Camusso, Furlan e Barbagallo guidano, non sono riuscite - come noto a tutti - a trovare un’intesa con Confindustria. Ne parliamo da tempo, più che un problema di singole responsabilità, la sensazione è che la crisi del sindacato riguardi in particolare questo livello, quello confederale: in primis perché questo è il livello della “politica”, e oggi o hai un linguaggio diretto (che significa idee) e lontano dalla retorica o la vita è dura; in secundis perché il mancato apporto del sindacato confederale alla trasformazione economica e sociale è quasi universalmente noto.

Il problema enorme che il sindacato ha oggi a livello di rappresentanza nasce proprio da qui; si pensi, ad esempio, al popolo delle partite Iva: un sindacato moderno, più che fare battaglie ideologiche sulla flessibilità, avrebbe lavorato alla costruzione di tutele nuove, così da intercettare questo mondo di precarietà e questa possibile nuova base.

Il rinnovo dei chimici è importante non solo perché rompe una fase di stallo, ma anche perché individua soluzioni nuove, in particolare su questioni spinose come quella retributiva: i livelli retributivi saranno ora verificati annualmente in ragione dei tassi di inflazione o deflazione. Ciò significa che la parte datoriale, nel momento in cui dovesse vantare - come successo quest’anno - un credito per via della deflazione, sarà rispettata e non sarà più accusata di voler uccidere il contratto collettivo.