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IL CASO/ I lavori "a rischio estinzione" e la profezia di Hannah Arendt

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Probabilmente sto correndo un po' troppo con la fantasia, ma è degno di nota che nel Consiglio di amministrazione dell'azienda sieda una persona come Henry Kissinger, non un sognatore qualsiasi. Nel caso della Holmes la lotta per l'affermazione della propria idea si fonde con motivazioni più intime, dovute alla perdita di persone care. 

Ecco un tratto che può fare da segreto filo conduttore almeno di alcune fra queste personalità pionieristiche: Elon Musk vuole portare l'umanità su Marte, mentre Elizabeth Holmes non vuole che nessuno se ne vada prima del dovuto; nella loro fantasia utopistica, che potrà sembrare un po' pazza, si spendono per un progetto. "Fondare una società è come masticare vetro mentre fissi l'abisso" è una frase di Elon Musk (citata da "La Stampa", 04/09/2015) che dimostra la tenacia dei protagonisti.

Con Amazon possiamo vedere anche l'altra faccia della medaglia, senza nulla togliere ai pregi dell'azienda. L'avvento della robotica, già sperimentata da Amazon dal 2012, aumenterà di molto le consegne; dall'ordine di acquisto all'organizzazione dell'invio bastano pochi minuti a fronte di ore impiegate dagli uomini: i robot, guidati da un unico software, sanno individuare i beni selezionati dai clienti e completare autonomamente l'ordine. Naturalmente vedere dove porta questa strada sembra fin troppo facile: entro il 2025 negli Usa si stima una perdita di circa 9 milioni di posti di lavoro, concentrarti soprattutto nel settore dei servizi, commercio, costruzioni, vendite, ma anche profili tecnici di alto livello sono a rischio. Non so se tale perdita potrà essere compensata dalle nuove professioni legate allo sviluppo tecnologico (sviluppatori di software, ingegneri e professionisti dell'automazione, ecc.) perché per tanti si tratterebbe di profili fuori portata, o, nella migliore delle ipotesi, fuori dalle proprie particolari inclinazioni, ma l'estinzione di tante professioni - e con esse di tanti uomini- sembra iscritta nell'imperativo categorico della nostra epoca: il consumo.

Con lungimiranza profetica, già nel 1958 Hannah Arendt individuava i tratti degenerativi dello sviluppo di oggi, a partire dall'identificazione marxista tra forza vitale umana e forza lavoro, capace di creare un "surplus", come nel ciclo riproduttivo naturale: "L'interminabilità del processo lavorativo - scrive la Arendt - è garantita dalle sempre ricorrenti esigenze di consumo; l'interminabilità della produzione può essere assicurata solo se i prodotti perdono il loro carattere d'uso per acquistare sempre più quello di consumo o se, in altri termini, la velocità d'uso è così intensamente accelerata che la differenza oggettiva tra uso e consumo, tra la relativa durabilità degli oggetti d'uso e il rapido andirivieni dei beni di consumo, diminuisce fino a essere insignificante […]. Dobbiamo consumare, oserei dire divorare, le nostre case, i mobili e le automobili come se fossero 'buone cose' della natura che si guastano se non sono trascinate rapidamente nel ciclo interminabile del ricambio dell'uomo con la natura" (H. Arendt, Vita activa, p. 90, Milano 2003, p. 90).

All'ingresso della fabbrica di Amazon a Tracy, vicino a San Francisco, campeggia la scritta "Lavora duro. Divertiti. fai la storia". È un altro modo di esprimere la stessa cosa.

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