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Riforma Pensioni 2015 / Gnecchi (Pd): Opzione donna, esodati e gli altri “errori” del Governo

Per MARIA LUISA GNECCHI, le novità del Governo volte a una riforma delle pensioni non sembrano poter essere efficaci e contengono anche delle imprecisioni non da poco

Giuliano Poletti (Infophoto) Giuliano Poletti (Infophoto)

«Il part time per i lavoratori anziani contenuto nella legge di stabilità resterà solo sulla carta perché ai datori di lavoro non conviene. Nell’attuale fase economica, non mi sembra che gli imprenditori possano essere disponibili per questa operazione». Lo denuncia Maria Luisa Gnecchi, membro della commissione Lavoro alla Camera e onorevole del Partito Democratico. La manovra 2015 propone che quanti sono a tre anni dalla pensione possano stipulare un accordo con l’azienda per lavorare meno, tra il 40% e il 60% dell’orario di lavoro. In tal caso il datore di lavoro verserà direttamente in busta paga i contributi pieni che avrebbe dovuto versare all’Inps. Mentre i contributi figurativi necessari per la pensione futura saranno messi dallo Stato.

Onorevole Gnecchi, ci spieghi che cosa ne pensa della norma sul part time.

Innanzitutto dobbiamo capire bene come funzionerebbe. Dal punto di vista della prestazione pensionistica i contributi figurativi sarebbero a carico dello Stato. Il dipendente potrà “ridurre il rapporto di lavoro in misura compresa tra il 40% e il 60%, ottenendo mensilmente una somma corrispondente alla contribuzione previdenziale a fini pensionistici a carico del datore di lavoro, relativa alla prestazione lavorativa non effettuata”. Quindi dal punto di vista previdenziale il lavoratore ottiene la contribuzione figurativa grazie allo Stato, ma il datore di lavoro paga al lavoratore i contributi che non versa l’Inps come se l’orario fosse pieno.

Ritiene che questo meccanismo possa funzionare?

Così come è scritta questa norma mi sembra impossibile da attuare. Non me lo immagino un datore di lavoro che paga metà stipendio più i contributi direttamente al lavoratore.

Che cosa non la convince?

Il datore di lavoro in questo modo paga i contributi per una prestazione che non ha. Ottiene infatti metà della prestazione lavorativa ma paga la contribuzione intera: oggettivamente si tratta di un aumento del costo del lavoro. Se l’imprenditore accetta, il lavoratore oggettivamente ci guadagna perché lavora la metà e ha la contribuzione figurativa intera da parte dell’Inps, nonché il 65% della retribuzione.

Finalmente una norma a favore dei lavoratori?

Il punto è che l'adesione degli imprenditori è su base volontaria. Nell’attuale fase economica non mi sembra che i datori di lavoro possano essere disponibili per questa operazione: sarebbe come dire che il lavoratore era inutile. Ma se le cose fossero così lo avrebbe licenziato, perché tutta questa bontà da parte degli imprenditori io non la vedo.

Che cosa ne pensa invece della settima salvaguardia degli esodati?