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Lavoro

SINDACATI E POLITICA/ Così Renzi spazza via i "teoremi" della sinistra sulla manovra

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Cos'è successo per provocare tante reazioni così stonate? La proposta avanzata dal governo cambia un paradigma che era ormai diventato bipartisan. Ha riportato le decisioni operative come funzionali a un obiettivo non numerico ma politico. È perciò la discussione sulla politica che recupera un ruolo decisivo sui temi tecnici. Gli economisti che si sono poi esercitati sulla compatibilità delle variabili e delle previsioni relative alla stima di crescita del Pil, del rispetto dei parametri sul rapporto tra debito e reddito nazionale, sull'andamento del debito pubblico, ecc., hanno trovato discrasia, scommesse sull'andamento delle variabili più che previsioni econometriche. Ma hanno così messo in rilievo che la decisione viene da un giudizio politico in fondo molto semplice.

Il governo ritiene che il Paese ha subito in questi anni troppe indecisioni che hanno portato a un clima di sfiducia diffuso in tutti gli strati della popolazione. Oggi è prioritario restituire certezze e fiducia per rimettere in moto quegli "animal spirits" che possono portare a una ripresa della crescita e dello sviluppo. Senza questa ripresa di fiducia non c'è politica economica che possa rilanciare la funzione dello sviluppo. Ognuno attraverso la ripresa di consumi e investimenti contribuirà a dare un suo contributo alla ripresa del Pil, ma la restituzione di porzioni di libertà di fare sono determinanti per questo obiettivo politico.

Si dirà che per questo obiettivo gli strumenti previsti non bastano. Qualcuno sarà anche parziale o sbagliato. Ma il meglio, si sa, è nemico del bene. La manovra restituisce alla politica il suo ruolo centrale. Questo è già un risultato importante e sfida tutti ad alzare il livello del confronto.

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