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Lavoro

Riforma pensioni 2015 / Treu: Forniamo un'uscita differenziata per ogni categoria

Per TIZIANO TREU, nella riforma delle pensioni vanno previste più opzioni e platee di uscita: in questo modo si renderebbe più flessibile il sistema e l’effetto potrebbe essere poco costoso

Tiziano Treu (Infophoto)Tiziano Treu (Infophoto)

Il governo sta studiando misure di flessibilità sulle pensioni da introdurre nella legge di stabilità. A renderlo noto è stato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, nel corso del suo intervento alla Camera dei Deputati. "Ogni cambiamento va attentamente valutato" alla luce degli effetti sul bilancio. Mentre il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, anche lui in audizione a Montecitorio, ha aggiunto: "Si conferma la volontà di intervenire sulla materia delle salvaguardie degli esodati all'interno della legge di stabilità per una definitiva risoluzione delle problematiche sociali più rilevanti ancora aperte". Ne abbiamo parlato con Tiziano Treu, ex ministro del Lavoro, ex commissario straordinario dell’Inps e attualmente componente del Cnel.

Padoan ha parlato di flessibilità nelle pensioni ma nel rispetto del bilancio. Come è possibile tradurre queste indicazioni in strumenti che siano utilizzate dai lavoratori in uscita? Ho visto tutte queste ipotesi che si susseguono e che riguardano diverse possibilità. Personalmente credo che si potrebbe combinare più di un provvedimento. Qualcuno può preferire uscire prima dal mondo del lavoro, anche avendo una significativa diminuzione della sua pensione. Alcune lavoratrici, per esempio, hanno accettato Opzione Donna, in quanto partivano da livelli ragionevoli di pensione e quindi hanno potuto sopportare anche una notevole riduzione del loro assegno. Altri invece possono non avere questa possibilità in quanto partono da una pensione più bassa, e per loro si potrebbe ipotizzare un’altra soluzione.

In concreto lei quali soluzioni propone? Per esempio, il prestito pensionistico, che costa pochissimo, oppure un part-time con metà pensione magari assumendo un giovane. Anche una penalizzazione piuttosto forte potrebbe essere accettata, sia pure magari da poche persone.

Quindi lei propone di mettere a disposizione dei lavoratori una serie di percorsi differenziati? Esattamente. Ma si potrebbero anche porre dei vincoli, e invece di concedere la flessibilità a tutti riservarla a situazioni particolari e negoziate. Persone prossime a diventare esodate potrebbero avere questa via preferenziale. Siccome le salvaguardie per gli esodati costano, in questo modo si risolverebbe la questione con la flessibilità in uscita.

Che cosa ne pensa di una flessibilità su base aziendale? Si potrebbe studiare un’opzione specifica per aziende con forti motivazioni a ristrutturare. Ciò in presenza di un accordo sindacale, con un piano di ristrutturazione serio, in modo da favorirlo attraverso un’uscita flessibile che si accompagni all’assunzione di giovani. In questo modo non solo si ristruttura l’azienda, ma si rinnova anche la forza lavoro.

Insomma, il suo modello è l’opposto della legge Fornero che dettava norme uguali per tutti?


COMMENTI
04/10/2015 - commento (francesco taddei)

chi paga tutto ciò? le partite iva che guadagnano per quanto lavorano che non hanno sindacati né liquidazione. i vecchi privilegiati che scaricano i debiti sui figli. da de gasperi a treu sempre uguale in questo paese.