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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2015 / Ecco i "regali" che bloccano la flessibilità

Solo in presenza di una riforma delle pensioni strutturale, spiega FRANCESCO GIUBILEO, si può prendere davvero in considerazione l'introduzione della flessibilità

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Il tema "previdenza" e riforma pensioni torna caldo in questi mesi, in particolare per l'apertura di Renzi e del ministro del Lavoro Poletti riguardo le proposte avanzate dal Presidente Inps Tito Boeri. Il dibattito riguarda in estrema sintesi due temi: una "flessibilità" intesa come anticipazione di accesso alle pensioni, pena un assegno più basso; un reddito minimo per gli over 55, come ponte per arrivare alla pensione. Entrambe sono proposte condivisibili, tuttavia queste misure si scontrano con la loro sostenibilità economica. L'Italia presenta un debito pubblico tremendo (al limite del default), un passivo (o meglio voragine) nelle casse dell'Inps che dal 2012 (dopo l'incorporazione dell'Inpdap) è arrivato a 30 miliardi di euro e, infine, un "indice di dipendenza" (in sintesi, il rapporto tra lavoratori e soggetti a carico) al 54,6% (il quinto peggiore nel contesto europeo). Alla luce di questi tre dati una possibile "flessibilità" del sistema previdenziale è quasi impossibile, anche perché una spesa sociale concentrata quasi esclusivamente nel sistema previdenziale è una spesa "irreversibile", ovvero una volta avviata non si può più tornare indietro e le conseguenze ricadono sulle generazioni future.

Lo squilibrio presente oggi nelle casse dell'Inps è da imputare innanzitutto al fatto che per anni l'istituto è stato (e in parte lo è ancora) considerato come una sorta di "salvaguardia" delle casse previdenziali private a rischio di fallimento e contemporaneamente negli anni '80 è stato messo ancora più in difficoltà dalle baby-pensioni e dai generosi pre-pensionamenti a carico della collettività (attraverso un aumento del deficit pubblico). Non avendo minimamente pensato alle "scellerate" conseguenze di una politica del genere, portata avanti dal governo socialista di Craxi o dal pentapartito di matrice andreottiana, con una forte complicità del Partito comunista italiano che nel frattempo garantiva la pensione al suo bacino elettorale, ovvero la classe operaia, che certo avrà anche lavorato 50anni in "fonderia", ma in quegli anni non ha effettivamente versato i contributi corrispondenti alla pensione che ancora oggi riceve.

I generosi coefficienti di reversibilità basati sul sistema retributivo e non contributivo sono sotto ogni punto di vista un furto alle generazioni future, perché si finanzia in parte con i contributi attuali e in parte con la spesa pubblica. Da qui la necessità negli anni '90 della Riforma Dini, che ha segnato l'inizio della rivoluzione del sistema previdenziale in Italia, scaricandone tutti gli effetti negativi sulle attuali generazioni.

Questo percorso giustifica gli aggiustamenti imposti della Riforma Fornero, che gli italiani hanno interpretato come imposizione dell'Ue. Semmai, però, le richieste comunitarie hanno posto gli italiani davanti al problema di sostenibilità del sistema previdenziale tutt'altro che concluso. È facile prendersela con la Troika o con l'ex Ministro Fornero, ma diciamo la verità: se oggi siamo a questo punto è perché i nostri "cari" nonni pensionati hanno letteralmente "compromesso" il futuro dei giovani pur di avere una bella pensione, che oggi può essere anche 1.000 euro, ma se non correttamente proporzionale ai versamenti fatti durante la loro carriera occupazionale, la differenza la pagano e la pagheranno i loro figli e nipoti. Non solo in termini di bassa pensione, ma avendo utilizzato il debito per sostenere la spesa pubblica oggi non ci sono soldi per finanziare adeguatamente gli investimenti pubblici (quindi rilanciare la domanda con politiche keynesiane). E se guardiamo il costo del lavoro, la voce più rilevante del cuneo è proprio quella previdenziale.


COMMENTI
05/10/2015 - la scellerata riforma pensionistica Fornero (Vincenzo Caputo)

Lei deve capire che l'uomo non è una macchina uguale a se stessa (più o meno) col trascorrere dei decenni (peraltro si logorano anche le macchine...). Il limite dei 57 anni previsto per la pensione di anzianità in epoca pre-FORNERO non era astruso né casuale né frutto di compromessi, ma corrisponde all’inizio della fase (quella dai 57 ai 63 anni, mediamente) nella quale, ancora oggi, si sviluppa a velocità progressivamente crescente l’indurimento fisico e mentale. A questa fase segue, dai 64 anni in poi, una fase di indebolimento e di riduzione fisica più intensa, con ulteriore progressiva riduzione delle prestazioni dell’individuo e corrispondente aumento della sua vulnerabilità a malattie e accidenti di salute, anche letali e proditori (cioè senza preavviso alcuno). Tutto questo, naturalmente, vale soprattutto per quella massa di lavoratori dipendenti, tradizionalmente esposti agli effetti di manovre e provvedimenti LACRIME E SANGUE come la Legge FORNERO sulle pensioni, che non hanno né la possibilità di adeguare al costo della vita il corrispettivo ricavato da proprio lavoro (come invece hanno tanti imprenditori e commercianti…), né le gratificazioni ed i guadagni, crescenti e intoccabili, di tanti soggetti vicini al Potere politico e/o economico e/o finanziario. Legale o illegale che esso sia. Per tali soggetti agiscono meccanismi e dinamiche compensative che incidono sulle loro condizioni psicofisiche al punto da rafforzarli e “ringiovanirli”. Basta guardarli.

 
05/10/2015 - Regali che bloccano la flessibilità (Ezio Derossi)

Egr. Sig. Giubileo, ho letto con attenzione il suo articolo sulla flessibilità in uscita, ma dissento su alcuni punti del suo contenuto e, in particolare, sul fatto che non considero un regalo lavorare per quasi quarant'anni, aver versato una palata di quattrini all'Inpdap, ora Inps, per avere una pensione che forse mi permetterà di vivere dignitosamente assieme alla mia famiglia per il resto della mia vita quando andrò in pensione a quasi 70 anni. I regali, egregio signore, sono altri: 1)concedere una pensione di quasi 6000 euro a Nichi Vendola, per esempio, a 57 anni e a Ilona Staller, dopo una legislatura, erogare un assegno di 2500 euro, a Mario Monti che di pensioni ne ha ben tre (un vitalizio da senatore a vita, una pensione da bocconiano e una da parlamentare a Bruxelles) e chi più ne ha più ne metta; 2) le baby pensioni concesse a manica larga; 3) tutti i vitalizi ai politici senza che abbiano pagato tanti contributi da ricevere un simile regalo dallo Stato; 4) tutte le pensioni concesse ai sindacalisti con la legge Mosca del '74 senza aver versato una lira di contributi. Questi sono i regali che uno Stato serio, equo e giusto non dovrebbe concedere. Prima di scrivere articoli inesatti e indecorosi per chi ha lavorato una vita, si documenti meglio su quali sono i veri regali del nostro sistema previdenziale. Se avrà voglia e soprattutto il coraggio di rispondere, sarei lieto di ricevere un giusto riscontro.

 
05/10/2015 - VITALIZI e PENSIONI - RUBERIE e INGIUSTIZIE (Lucia Quattri)

CARI RENZI , PADOVAN, DAMIANI & COMPANY ======================================= State prendendo in giro gli italiani? La generezione che andrà in pensione i prossimi 5 / 6 anni ha iniziato a lavorare all'età di 15 / 20 anni. Quindi andando in pensione a 63 anni avrà lavorato 48 / 43 anni.... e devono anche subire una penalizzazione? MA COME SIETE BRAVI ED ONESTI! Pensate che siano tutti STUPIDI e non capiscano l'IMBROGLIO? e i VOSTRI VITALIZI? e i VOSTRI PROVILEGI? QUANDO ANNULLERETE TUTTI I VOSTRI PRIVILEGI? e quando metterete anche per VOI le PENSIONI /VITALIZI dopo 43 / 48 ANNI DI LAVORO? con penalizzazione però! V E R G O G N A T E V I !!!!!! Sbandierate correttezza e vi comportate in modo contrario a quello che dite. SEMBRATE L'ARMATA BRANCALEONE UN PO' DI QUA UN PO' DI LA' OGGI DICO QUESTO, DOMANI DICO QUELL'ALTRO........ GENTE RICORDIAMOCI ALLE VOTAZIONI QUESTE FACCE CHE CI STANNO IMBROGLIANDO!