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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2015/ News. Cgil pronta a mobilitazione anche senza Cisl e Uil

Riforma pensioni 2015, le news sulle ipotesi allo studio del Governo Renzi per cercare di introdurre la flessibilità nel sistema pensionistico mediante la Legge di stabilità

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Per la Cgil la riforma delle pensioni in Legge di stabilità è una priorità. L’ha ribadito Susanna Camusso, spiegando che il suo sindacato è pronto a mobilitazioni, possibilmente con Cisl e Uil. Ma se non fosse possibile agire di concerto con le altre due organizzazioni, la Cgil agirebbe da sola. L’obiettivo è chiaro: cambiare la legge Fornero evitando che vi siano delle penalizzazioni per i lavoratori che vogliano andare in pensione anticipata.

Cesare Damiano interviene sulle pensioni e dà pieno sostegno a Cgil, Cisl e Uil che sono pronte alla mobilitazione a sostegno di una riforma delle pensioni nella Legge di stabilità. Per l’ex ministro esodati, flessibilità e Opzione donna sono temi importanti da affrontare con la manovra, che può essere a costo zero. Il Presidente della commissione lavoro della Camera, a questo proposito, ha detto ancora una volta di essere disposto a confrontarsi con il Governo per offrire tutte le spiegazioni e i chiarimenti del caso.

La Rete dei Comitati degli esodati teme che la settima salvaguardia possa non arrivare con la Legge di stabilità e per questo ha diffuso un comunicato in cui chiede che l’esecutivo rispetti gli impegni presi. In particolare, quello di concedere una deroga alla legge Fornero. In effetti le ultime indiscrezioni parlano di un provvedimento che prevederebbe delle penalizzazioni per gli esodati. La Rete ricorda anche che le risorse per questa provvedimento ci sono e derivano dai risparmi maturati con le sei precedenti salvaguardie.

Il Governo Renzi continua a lavorare alla Legge di stabilità, che dovrà contenere anche una riforma delle pensioni. Alcuni rumors parlano di una nuova ipotesi per introdurre la flessibilità nel sistema previdenziale. Si tratterebbe di utilizzare un prestito pensionistico a carico delle imprese. In pratica, l’azienda e il lavoratore dovrebbe accordarsi per l’uscita anticipata di quest’ultimo e alla prima toccherebbe pagare i contributi pensionistici mancanti al raggiungimento dei requisiti minimi, oltre a una quota dell’assegno pensionistico, che verrebbe poi restituita, via Inps, dal lavoratore una volta raggiunta la pensione vera e propria. I costi di questa soluzione per le casse pubbliche sarebbero quindi limitati, ma resta da capire se le aziende sarebbero pronti ad accettare le condizioni che tale ipotesi comporta.

Sulla stessa lunghezza d’onda pare il Governo si stia muovendo per risolvere il problema degli esodati: un prestito pensionistico a carico dello Stato, che il cittadino dovrà poi restituire con una trattenuta sull’assegno mensile. In questo caso c’è da chiedersi se i comitati degli esodati e i sindacati potranno dirsi soddisfatti, dato che non verrebbe completamente garantita una deroga alla legge Fornero.

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