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RIFORMA PENSIONI 2015/ Il "mix" tra Boeri e Damiano che può aiutare gli italiani

Per WALTER RIZZETTO, se un esterno come Boeri esprime delle idee su una riforma delle pensioni in modo deciso e forte, la politica ha quantomeno il compito di leggerle e discuterle

Tito Boeri Tito Boeri

NEWS. Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha presentato una proposta di riforma delle pensioni sotto il titolo “Non per cassa ma per equità”. Due i punti principali ideati dall’economista alla guida dell’istituto di previdenza. In primo luogo un reddito minimo garantito da 500 euro al mese per tutte le famiglie con almeno un componente con più di 55 anni che non ha né un lavoro né una pensione. In secondo luogo una rimodulazione degli assegni pensionistici che distribuisca agli anziani più poveri le risorse togliendone una parte al 10% dei pensionati più ricchi. Ne abbiamo parlato con Walter Rizzetto, deputato del gruppo Alternativa libera formato da fuoriusciti dall’M5S e membro della commissione Lavoro.

Onorevole Rizzetto, che cosa ne pensa della proposta “Non per cassa ma per equità” presentata da Boeri? Condivido innanzitutto il titolo di questa proposta. In passato molto spesso l’Inps ha ragionato soltanto “per cassa”, creando diversi danni. In questo caso Boeri inizia a ragionare per equità, con una posizione controcorrente. Io condivido la proposta di Boeri, anche se non mi soddisfa completamente.

Perché non la soddisfa completamente? Perché è un buon inizio anche se non è la panacea di tutti i mali. Tra quanti oggi soffrono ci sono pensionati, pensionandi, persone che vorrebbero andare in pensione ma non possono. Boeri però ha ragione su un punto: la categoria da aiutare maggiormente sono le persone che hanno più di 55 anni. Immagino che un over 55enne abbia figli, un mutuo, una macchina da pagare, l’appartamento, l’università, delle spese superiori rispetto a un ventenne.

Condivide anche la parte della proposta di Boeri sulla flessibilità in uscita? Su questo punto preferisco la proposta del presidente della commissione Lavoro, Cesare Damiano, in quanto può effettivamente fare partire un percorso. Noi possiamo parlare di flessibilità in uscita, ma dobbiamo sempre ricordarci della flessibilità in entrata che è il vero aspetto dirimente. Se l’uscita anticipata dal lavoro non riuscirà a fare entrare altre persone nel mondo del lavoro, questo è un progetto che andrà miseramente a fallire.

Di quanto devono essere le penalizzazioni per chi si ritira prima dal lavoro? Io sono favorevole a una penalità tra il 2 %e il 6%: diverse persone sentite in audizione in commissione Lavoro ci hanno indicato questa via. Ben diverso è il discorso se si parla di penalizzazioni del 10-12%, perché in questo caso non sono d’accordo.

Penalizzazioni basse comportano un costo per lo Stato. Dove si possono trovare le risorse? Oggi ci troviamo nel pieno del sistema contributivo, e quindi ben vengano le proposte che vanno anche a “pescare” delle risorse dalle pensioni d’oro. Una mia mozione parlamentare, che sarà trasformata in emendamento in seno a questa legge di stabilità, parla di come andare a intaccare le pensioni d’oro e d’argento in via del tutto costituzionale. Ciò può avvenire attraverso una rimodulazione delle aliquote fiscali per le pensioni al di sopra dei 90mila euro lordi l’anno. Ci tengo a sottolineare comunque che con questa proposta nessuno vuole andare a toccare le pensioni da 1.500-2mila euro al mese.

Per tornare alle proposte di Boeri, ritiene che da parte sua ci sia un’ingerenza nella politica?