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Lavoro

JOBS ACT/ La "bufala" del nuovo contratto di collaborazione

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

La bandiera della lotta all'art. 18 come lotta alla precarietà del lavoro è stata ora issata sul Jobs Act. Senza l'art. 18 la precarietà del lavoro non ha più alibi: "Per la prima volta la politica fa la guerra non ai precari, ma al precariato. Per la prima volta le giovani generazioni hanno nuove tutele. Rottamiamo e superiamo un certo modello del diritto del lavoro, e allo stesso tempo superiamo l'articolo 18, i cocopro e i cococo" (questi i proclami del premier dopo il varo dei primi due decreti attuativi del Jobs Act).

Il "superamento" del contratto di lavoro a progetto e dell'associazione in partecipazione con apporto di lavoro (cioè delle fattispecie di lavoro ritenute a maggiore tasso di elusività) è dunque indissolubilmente associato nel Jobs Act, a un altro epocale "superamento": quello dell'art. 18. Superamento dell'art. 18 per i nuovi assunti si sarebbe dovuto intitolare il decreto (23/2015) che ha "rottamato" l'art. 18, e che, invece, s'intitola insospettabilmente "Disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti". E così, giocando sull'equivoco (ciò che cresce con l'anzianità di servizio è solo l'indennizzo dovuto per il licenziamento illegittimo) si rende persino accattivante una legge che discrimina i nuovi assunti rispetto ai vecchi assunti, prevedendo per i primi minori tutele contro il licenziamento illegittimo e tempi processuali più lunghi per far valere l'illegittimità del licenziamento. 

Nulla che giustifichi la (solo mediatica) creazione di una nuova fattispecie contrattuale, se non la possibilità di dichiarare in conferenza stampa che "per molti giovani c'è il vantaggio di avere un contratto a tutele crescenti a tempo indeterminato, con il diritto alle ferie, alla malattia, alla maternità che altrimenti non avrebbero mai avuto con i contratti precari" (così, ad esempio, il Ministro Poletti). Quei giovani, che tuttavia, proprio nei primi anni di assunzione con contratto a tutele crescenti sono esposti al rischio del licenziamento immotivato a basso costo. 

V'è però ora da domandarsi: ma almeno il legislatore, cancellato l'alibi dell'art. 18, ha davvero combattuto e sconfitto la precarietà del lavoro, smantellando i contratti precari? Vediamo. Fine dichiarato del "superamento del contratto di lavoro a progetto" è quello di "estendere le tutele del lavoro subordinato ad alcuni tipi di collaborazione, morfologicamente contigue al lavoro subordinato, e di sopprimere l'istituto dell'associazione in partecipazione con apporto di lavoro e del lavoro a progetto sovente abusati a fini elusivi per acquisire sotto mentite spoglie prestazioni di lavoro subordinato" (Relazione sullo schema di decreto attuativo del Presidente della commissione Lavoro al Senato, e, non a caso, sottosegretario al Lavoro del governo Berlusconi ai tempi della legge Biagi). 

Se però è stato superato il contratto di lavoro a progetto non è stato affatto superato il contratto di collaborazione coordinata e continuativa di cui all'art. 409, n. 3, c.p.c., espressamente fatto salvo dall'art. 52, comma 2, D.lgs. 81/2003. Ma con ciò non siamo tornati indietro di tredici anni, alla situazione, cioè, anteriore alla legge Biagi.