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JOBS ACT/ La "bufala" del nuovo contratto di collaborazione

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Alla fattispecie tradizionale del lavoro subordinato è stata affiancata in funzione antielusiva, a decorrere dal 1° gennaio 2016, una fattispecie limitrofa di lavoro non subordinato, ma intensamente parasubordinato, cui comunque si applica la disciplina del lavoro subordinato. La nuova fattispecie è quella delle "Collaborazioni organizzate dal committente" (questo il titolo dell'art. 2, D.lgs. 81/2015), per tali intendendosi "le collaborazioni che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro". 

La nuova fattispecie di lavoro “parasubordinato” è dunque caratterizzata dall’etero-organizzazione (che comporta necessariamente etero-direzione) delle “modalità di esecuzione della prestazione” con specifico riferimento “anche ai tempi e del luogo di lavoro”. L’avverbio anche (le “modalità di esecuzione della prestazione” devono essere etero-organizzate anche sotto altri profili) e la congiunzione e (il fantomatico “committente” deve etero-organizzare la prestazione con riferimento sia ai “tempi”, sia al “luogo di lavoro”), concorrono a individuare a nostro avviso la fattispecie tipica del lavoro subordinato. E, del resto, nell’individuare la “nuova” fattispecie, l’art. 2, comma 1, D.lgs. 81/2015 nemmeno si premura di escludere espressamente che la prestazione abbia carattere subordinato (com’è invece nell’art. 409, n. 3 c.p.c. e nell’art. 2222 c.c.)!

Quelli che una volta sarebbero stati considerati dai giudici del lavoro come indici sintomatici di subordinazione (specie per le prestazioni lavorative d'incerta qualificazione) sono stati trasformati in requisiti costitutivi di una nuova fattispecie contrattuale di lavoro a subordinazione attenuata o a (pretesa) parasubordinazione intensa, cui viene resa direttamente applicabile la disciplina del lavoro subordinato: una nuova fattispecie che è una sorta di doppione o riedizione aggiornata del lavoro subordinato. 

Il legislatore-comunicatore del Jobs Act, resuscitata la “fattispecie rifugio” (le collaborazioni coordinate e continuative ex art. 409 n. 3, c.p.c.), nella pienezza delle proprie potenzialità elusive (accresciute dalla suggerita possibilità di far certificare l’assenza dei requisiti della nuova fattispecie); “rottamata” la “fattispecie trappola” (il lavoro a progetto), ha partorito  sui rottami una “fattispecie bufala” (le collaborazioni organizzate dal committente). 

“Fattispecie bufala” perché talmente limitrofa alla fattispecie del lavoro subordinato da finire per sovrapporsi e identificarsi con essa, cosicché il legislatore-prestigiatore, in nome della lotta alla precarietà del lavoro, ha reso applicabile la disciplina del lavoro subordinato… al lavoro subordinato! Con ciò riespandendo l’area del lavoro parasubordinato non assoggettato alla disciplina del lavoro subordinato, prima fortemente compressa dalla fattispecie trappola ormai abrogata. Eppure il Jobs Act ha rottamato la fattispecie trappola perché “sovente abusata a fini elusivi per acquisire sotto mentite spoglie prestazioni di lavoro subordinato”.

Ma la nuova fattispecie antielusiva è davvero più antielusiva di quanto non lo fosse la fattispecie trappola? Lo vedremo in un prossimo articolo.

 

(1- continua)

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